San Benedetto, commando tiene in ostaggio la sambenedettese Sheila D'Isidori e la figlia di 8 anni, malmenato in villa il marito De Cecco: «Ci siamo salvati così»

San Benedetto, commando tiene in ostaggio la sambenedettese Sheila D'Isidori e la figlia, malmenato il marito De Cecco
San Benedetto, commando tiene in ostaggio la sambenedettese Sheila D'Isidori e la figlia, malmenato il marito De Cecco
di Paolo Mastri e Patrizia Pennella
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Mercoledì 25 Gennaio 2023, 04:20 - Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio, 07:51

SAN BENEDETTO - Colpo nella villa con eliporto dell’imprenditore Saturnino De Cecco, il re della pasta, a Montesilvano. Il luogo, appartato e panoramico, protegge da sempre la privacy delle famiglie più in vista. Lunedì sera ha consentito anche a un commando di almeno cinque banditi, fra i quali una donna, di agire indisturbati piombando a sorpresa nella residenza di Saturino De Cecco, erede della dinasty abruzzese della pasta, dopo aver preso in ostaggio la moglie, la sambenedettese Sheila D’Isidori e la figlia di soli 8 anni, che intorno alle 21.15 stavano rientrando in auto nella grande villa. 

 

E soprattutto, tante, tantissime telecamere dalle quali adesso i carabinieri attendono l’aiuto decisivo per indirizzare le indagini sulla rapina violenta che soltanto per il sangue freddo delle vittime non si è risolta in maniera drammatica. È durato tutto quaranta minuti esatti. Fin quando un complice dei banditi, rimasto all’esterno della villa in funzione di copertura, muovendosi ha azionato uno dei sensori perimetrali, oppure urtato una telecamera, facendo scattare l’allarme e costringendo il commando alla fuga a bordo di un’Audi che si suppone rubata nei giorni precedenti. Un tempo che alle vittime della rapina è sembrato interminabile, e che ai banditi ha dato modo di farsi aprire la cassaforte e prelevare un numero imprecisato di costosissimi orologi, oggetti preziosi, altri valori e persino una pistola regolarmente detenuta.

Il trauma
 

«Un momento traumatico - racconta il giorno dopo l’industriale, principale azionista dell’azienda di famiglia dal cui board si è dimesso tre anni fa -, quando ti entrano in casa con violenza e ti sequestrano la famiglia è grave, bisogna mantenere la calma, seguire le indicazioni, essere il più accondiscendenti possibile, che è quello che poi ho fatto. Mi hanno picchiato per incutere timore, mentre mia moglie e mia figlia erano rinchiuse in cucina ed ero ignaro delle loro condizioni. Sono stato molto calmo e attento a evitare reazioni, per fortuna è andata bene, detto col senno di poi». 

Minacciati con il coltelli


«Sono stato colpito. Ma soprattutto ci hanno intimorito mostrandoci i coltelli, ci hanno minacciato, hanno detto di avere la pistola e mi hanno fatto sentire che l’avevano - racconta Saturnino uscendo dalla caserma dei carabinieri di Montesilvano, subito dopo aver deposto per oltre tre ore, insieme alla moglie sui dettagli della rapina - Io ho sempre cercato di mantenere la calma, di non cedere a nessuna provocazione».

«Forse abbiamo avuto la fortuna - racconta lui confortato dalla moglie Sheila - che quando la situazione stava precipitando è scattato l’allarme perché c’era uno all’esterno che si muoveva. Così si sono impauriti e sono scappati, ma non era quella l’intenzione, sarebbero rimasti ancora. Avevano già preso tutto quello che avevamo ma chiedevano altro. Io ovviamente gli avevo dato qualsiasi cosa. Sono situazioni in cui si pensa soltanto a salvaguardare la famiglia. Siamo stati fortunati. Era partita molto male, davvero molto male. Quando qualcosa non gli piaceva mi hanno menato».

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