Anziani uccisi alla casa di riposo, l'infermiere al contrattacco: «Sono innocente. E penso a mio figlio»

Giovedì 18 Giugno 2020 di Luigi Miozzi
Offida, anziani uccisi alla casa di riposo, l'infermiere al contrattacco: «Sono innocente. E penso a mio figlio»

ASCOLI - Dopo due giorni da quando è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Marino del Tronto con l’accusa di aver ucciso otto anziani nella Rsa di Offida e di avere tentato di farlo anche in altre quattro occasioni, Leopoldo Wick ha potuto incontrare i suoi difensori, gli avvocati ascolani Tommaso Pietropaolo e Luca Filipponi. 



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«Stamattina (ieri, ndr) siamo andati a trovarlo e abbiamo trovato una persona tranquilla che si dichiara innocente - rivela l’avvocato Pietropaolo -. Le sue maggiori preoccupazioni sono per i suoi familiari e per quello che stanno sopportando in questi giorni soprattutto la moglie e il figlio». Dai suoi legali, l’infermiere di 57 anni ha voluto sapere come stesse il suo bambino di 11 anni e avrebbe espresso il desiderio di volerlo mettere al riparo da questa drammatica esperienza e da tutto quello che ne sta scaturendo. Nel frattempo, però si prepara la difesa in vista dell’interrogatorio di garanzia che probabilmente si terrà nel fine settimana. Gli avvocati stanno predisponendo anche il ricorso al tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione del proprio assistito o, comunque, la concessione degli arresti domiciliari. 
 
«Una misura spropositata»
«La custodia cautelare in carcere motivata con la possibilità che possa reiterare il reato - attacca l’avvocato Pietropaolo - è una misura che allo stato dei fatti appare spropositata». Sin dal momento dell’arresto dell’infermiere, il penalista ascolano aveva contestato il provvedimento di custodia cautelare evidenziando che le indagini si erano protratte per quasi due anni e che pertanto appariva improbabile la sussistenza del pericolo di fuga né, tanto meno, la possibilità che l’indagato potesse inquinare le prove. Neppure la reiterazione del reato sarebbe stata possibile dal momento che Wick era stato trasferito e gli era stato affidato un incarico che non gli consentisse il contatto con il pubblico. Ma, evidentemente, il gip Annalisa Giusti, non è dello stesso parere. «Il giudice ha ritenuto di non dover concedere l’uso del braccialetto elettronico - spiega il suo difensore - ma mi chiedo: se sta a casa come potrebbe reiterare il reato? Utilizzando questo metodo, chiunque potrebbe finire in galera». Le motivazioni addotte per giustificare la custodia in carcere non sono piaciute soprattutto per un principio di diritto. «Al di là delle responsabilità delle persone che dovranno essere accertate nel corso del processo - dice Pietropaolo - devo difendere la legge perchè, avallando queste situazioni, chiunque potrebbe subire una simile decisione. E questo lo dobbiamo impedire. Altrimenti gli avvocati se ne stiano a casa e lasciamo tutto in mano a Pm e gip». Il difensore, poi, intende fare chiarezza anche su un altro aspetto che ha riguardato Leopoldo Wick. Si tratta del possesso di una pistola ad aria compressa che dalle indagini l’infermiere teneva nel suo zaino e che aveva portato anche sul luogo del lavoro. 

La pistola 
Dalle riprese effettuate dalle telecamere nascoste montate dai carabinieri durante le indagini, si vede Leopoldo Wick che arriva alla casa di riposo e una volta entrato nel magazzino, estrarre l’arma e esplodere alcuni colpi fuori dalla finestra prima di riporla nuovamente nel suo zaino. «Leopoldo Wick pratica una attività sportiva che si chiama soft air in cui vengono utilizzate pistole a gas che sparano pallini di plastica - tiene a sottolineare il difensore -. Possederne una, non vuol dire nulla. Tanto meno che sia un assassino». 

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