Infermiere "angelo della morte" arrestato, il figlio di una vittima: «Mia madre rifiutava le medicine, lui insisteva»

Martedì 16 Giugno 2020 di Luigina Pezzoli
Infermiere "angelo della morte" arrestato, il figlio di una vittima: «Mia madre rifiutava le medicine, lui insisteva»

ASCOLI - «Mia madre una volta si rifiutò di prendere la medicina perché si accorse che non era quella prescritta. Nonostante il suo rifiuto l’infermiere insisteva, ma lei non volle». Chi parla è un familiare di un’anziana ricoverata nella Rsa di Offida: rivela dettagli che alla luce dell’arresto di ieri acquistano colori più sinistri rispetto a quando accadde il fatto.

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Un percorso a ritroso che avranno fatto molte famiglie con familiari alla Rsa di Offida, ieri diventata tristemente famosa. E che forse alcune famiglie hanno già fatto perché toccate dalle morti sospette. Matteo Mion, per esempio, è l’avvocato della famiglia di Lucia Bartolomei, 95 anni, una delle vittime della Rsa. «All’epoca la famiglia era masta molto colpita e sorpresa dell’accaduto. Stiamo attendendo – spiega l’avvocato – il referto dell’esame autoptico per il quale aspettiamo il via libera della Procura». 
 
I medici legali 
Mion continua. «Le notizie delle ultime ore mi spingono alla deduzione che le rilevazioni dei medici legali abbiano portato gli inquirenti ad accertare delle responsabilità. Siamo in attesa degli atti e con le carte in mano siamo pronti ad andare in tribunale per tutelare la famiglia della vittima anche di fronte alla stessa Rsa di Offida che risponde per i propri dipendenti». Gli stessi familiari della donna stanno seguendo tutta la vicenda in silenzio. «Chiediamo - hanno fatto sapere - rispetto per il dolore che stiamo provando». 

Il caso 
Una storia da approfondire quella della Bartolomei. Dalle carte in mano ai legali risulta che il giorno prima del decesso alla signora Bartolomei veniva praticata «una fiala di Fidato intramuscolo e somministrato del Talofen in gocce. Farmaco solitamente utilizzati per agitazione psicomotoria o comportamenti aggressivi. Famaco che somministrato in dosi eccessive può provocare gravi conseguenze sulla salute fino a condurre al decesso». Ed era la mattina successiva, quella del 10 febbraio che Lucia Bartolomei è deceduta. «All’epoca era impossibile fare una valutazione macroscopica delle cause della morte - spiega Vincezno Rosini il medico nominato dalla famiglia di Lucia Bartolomei -Anche se ho partecipato alle operazioni autoptiche non mi è stato comunicato l’esito della perizia. Mi viene da pensare che si sia in qualche modo verificata la sussistenza dell’ipotesi del veneficio. Appena il Giudice autorizzerà alle parti di avere copia del fascicolo penale potrò formarmi un convincimento più obbietto». L’avvocato Mion sottolinea l’importanza del «dovere di sorveglianza della Rsa sui dipendenti e l’obbligo di custodia degli anziani oltre ovviamente al fatto illecito dell’infermiere. Altrimenti rischiamo che nessuno risarcisca i familiari delle vittime. Dal provvedimento della Procura si desume che un autentico killer fosse dipendente della Rsa: nessuno vigilava sui dipendenti? Ovviamente ragioniamo per ipotesi perché non abbiamo l’esito dell’autopsia». 

L’altra vicenda 
Un altro caso sospetto era stato rappresentato dalla morte del 93enne Vincenzo Gabrielli avvenuta il 25 febbraio 2019. Il caso era esploso quel giorno con i carabinieri che si presentarono ai funerali mettendo la salma a disposizione della Procura della Repubblica di Ascoli. Seguirono poi altri decessi, sembra dovuti ad abusi di farmaci. L’indagine ha avuto inizio nel settembre 2018 quando la Stazione Carabinieri di Offida segnalava alla Procura della Repubblica di Ascoli alcune informazioni raccolte circa decessi sospetti, avvenuti presso la struttura sanitaria offidana che ospita anziani non autosufficienti e con necessità di assistenza di tipo sanitario.

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