Mazzette per "accelerare" le pratiche: funzionario dell'Agenzia delle Entrate a giudizio per concussione

Giovedì 24 Settembre 2020 di Luigi Miozzi
Ascoli, mazzette per

ASCOLI - Per l’accusa chiedeva mazzette per aggiustare le pratiche del suo ufficio. Ieri mattina il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Ascoli ha rinviato a giudizio Enzo Simonelli, il funzionario dell’Agenzia delle entrate ora imputato di concussione nel processo che è stato aggiornato al 9 dicembre. 

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Secondo quanto sostenuto dalla Procura a seguito dell’inchiesta che nell’aprile del 2016 portò all’arresto di Simonelli a seguito del provvedimento di custodia cautelare emesso dal gip, in almeno due occasioni il funzionario, abusando della sua posizione all’interno della Agenzia delle entrate, aveva preteso delle mazzette da due persone che si erano rivolte a lui per alcune pratiche.
 
Due, infatti, sono i capi d’imputazione a suo carico. Nel primo caso, l’accusa sostiene che il funzionario, in qualità di addetto al settore imposte delle pratiche di successione, abusando della sua posizione, aveva costretto una persona che aveva presentato la dichiarazione di successione per un congiunto a versagli la somma di duemila euro al fine di evitare i controlli successivi da parte dell’Agenzia dell’entrate e a promettergli altri mille euro. Nel secondo caso che gli viene contestato, il Pm sostiene che lo stesso Simonelli si era fatto promettere, da un’altra persona che si era rivolta a lui, la realizzazione di alcuni lavori di costruzione di una tettoia in una casa di sua proprietà in cambio di un interessamento per una pratica di compravendita immobiliare da assoggettare ad imposta di registro e soggetta ad accertamento di congruità degli importi di acquisti dichiarati nella transazione immobiliare. Lavori che non furono mai realizzati, secondo quanto sostenuto dagli inquirenti, perché la presunta vittima della corruzione aveva sempre fatto in modo di non presentarsi agli appuntamenti. 
La difesa
Tesi accusatorie che vengono rigettate dall’avvocato Francesco Voltattorni, difensore di Simonelli, che sostiene che al suo assistito non può essere contestato il reato di concussione poiché nei fatti non sono state riscontrate né le minacce né la violenza da parte del funzionario dell’Agenzia delle entrate, ma che si trattava di regalie elargite dalle due persone che, nel corso dell’udienza preliminare, si sono costituite in giudizio come parti lese.

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