Spacciava eroina nella pausa pranzo: operaio patteggia quattro anni di carcere

Mercoledì 23 Settembre 2020
Pesaro, spacciava eroina nella pausa pranzo: operaio patteggia quattro anni di carcere

PESARO - Lo avevano preso durante la pausa pranzo del lavoro, momento in cui secondo i poliziotti avrebbe incontrato i clienti per cedere l’eroina.

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Droga sigillata, pronta per essere ingerita in caso di controlli. A finire in manette era stato un operaio 35enne di Pesaro, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, trovato in possesso anche di due panetti e mezzo di oppiacei da lui prodotti con piante coltivate al sud. Ieri il rito abbreviato davanti al Gip e la condanna a 4 anni. 
 
L’arresto risale allo scorso marzo quando gli agenti della Squadra Mobile avevano posto l’attenzione non solo sullo spaccio al Parco Miralfiore, ma anche su un giovane italiano, di 35 anni, operaio in una ditta locale, pregiudicato e già arrestato per reati inerenti gli stupefacenti quando, circa quindici anni fa, cercò di importare un ingente quantitativo di hashish dal Marocco dove poi trascorse un periodo in carcere. Durante la pausa lavorativa, il personale della squadra Mobile si era appostato nei pressi della ditta. All’uscita del giovane gli agenti lo hanno bloccato. La perquisizione personale ha portato subito al sequestro di una dose di eroina del peso di mezzo grammo circa e la perquisizione in casa ha permesso di rinvenire ulteriori otto dosi di eroina del peso totale di 4 grammi circa. La particolarità delle dosi stava nel loro confezionamento ossia che le stesse erano ermeticamente sigillate e del genere idoneo all’ingerimento; fatto questo che permette agli spacciatori di tenerle in bocca e di deglutirle nel corso di un eventuale controllo delle Forze di Polizia, permettendo, quindi, di non essere scoperti. Nel garage sono stati rinvenuti oltre a due bilancini e a materiale per il confezionamento delle dosi, anche un pezzo di hascisc del peso di 5 grammi circa e due “panette” e una mezza “panetta” di una sostanza gommosa di colore marrone, del peso complessivo di 250 grammi. Si trattava di oppiacei.
Particolare curioso era che il giovane, nel confermare che la sostanza conteneva oppiacei, riferiva di averla estratta da solo, artigianalmente, mediante un procedimento di essiccazione prima ed ebollizione poi di alcune piante presenti in Italia, in alcune regioni del sud. Ieri, difeso dagli avvocati Umberto Levi e Marco Defendini, è stato condannato a 4 anni, tenuto conto anche dei precedenti che aveva il giovane.

Ultimo aggiornamento: 17:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA