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Annuncia il suicidio sui social, si stende sui binari e muore a 18 anni: «Non sentitevi in colpa, ho scelto io»

Tragedia alla stazione di Chiaravalle
Tragedia alla stazione di Chiaravalle
di Gianluca Fenucci
4 Minuti di Lettura
Giovedì 8 Aprile 2021, 01:55 - Ultimo aggiornamento: 9 Aprile, 08:35

CHIARAVALLE  - Forse, su quei binari, aspettava che un raggio di sole gli asciugasse le lacrime o che una mano amica gli accarezzasse il volto. O forse voleva solo andarsene, voleva dissolversi in cometa, perché questo mondo non gli piaceva più o, forse, non gli era mai piaciuto davvero. E allora si è sdraiato sul primo binario ieri mattina dopo le 9, ha atteso poco, ha chiuso gli occhi e se ne è andato così, lievemente, nel silenzio di una stazione vuota e deserta, dove i treni passano veloci e spesso neppure si fermano, un silenzio rotto solo dallo stridente, acuto, sibilo di freni che mordevano le rotaie cercando di fermare la corsa del treno merci carico di trattori della New Holland.

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Ma lui quel sibilo non deve averlo neppure sentito. Aveva 18 anni e la vita gli si spalancava davanti. Eppure, dietro quel viso sereno, quell’animo buono doveva per forza celarsi altro. Doveva nascondersi un dolore profondo, un’adolescenza complessa, come quella di tanti diciottenni, doveva celarsi una sensibilità spiccata che magari a quel ragazzo causava traumi che altri non avvertono. Può succedere, anche in una famiglia premurosa e attenta come la sua. Era arrivato alla stazione prima delle 9 con le idee drammaticamente chiare: a casa aveva lasciato una lettera per i genitori e il fratello, in chat aveva scritto ad alcuni amici e alla fidanzatina non ancora maggiorenne. Messaggi sibillini che preannunciavano le sue intenzioni. 


Erano messaggi in cui il ragazzo toglieva ogni responsabilità agli altri e si diceva dispiaciuto di non essere riuscito ad aprirsi con nessuno, a farsi capire neppure dai coetanei più vicini. E poi il post su Istagram, drammaticamente definitivo: “L’apparenza inganna, grazie a tutti quelli che hanno provato ad esserci, non è colpa di nessuno se non mia”. Un messaggio su uno sfondo nero con impresso un cuore rosso. Segno di una sensibilità profonda e di un amore autentico per tutti quelli che lo conoscevano. Frequentava l’Ipsia a Jesi e nessuno ci crede ancora che sia volato via così, né tra i compagni di scuola né tra gli amici con cui condivideva pomeriggi e serate a Chiaravalle. «Era solare, sereno – dicono in coro gli amici che hanno raggiunto affranti la stazione dopo aver letto il messaggio telefonico del diciottenne – e nulla lasciava presagire tutto questo».

Il dolore invade tutto e tutti: una famiglia distrutta dalla morte del figlio minore, devastata da un dramma impossibile da prevedere. La mamma cerca conforto dai parenti, il padre e il fratello del diciottenne, che lavorano entrambi alla raffineria, piangono a dirotto. Carabinieri e operatori del 118 non possono che prendere atto della morte del giovane e cercano di dare conforto ai familiari. Il piazzale della stazione si anima di persone: parenti, amici, qualche curioso. Tutti a chiedersi il perché di un gesto definitivo e così cruento. Tutti a non capire cosa potesse nascondersi nel cuore e nell’anima di quel ragazzo d’oro, sereno e gioviale. Il treno merci si muove lentamente e riparte; i necrofori ricompongono la salma. Nel secondo binario sfila un treno passeggeri, la vita sembra ricominciare. Ma non per quel ragazzo, non per una famiglia distrutta da un dolore troppo grande.

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