Mazzette per gli appalti, il Comune vuole il tesoretto di Bonci e ci prova anche in Cassazione

Mazzette per gli appalti, il Comune vuole il tesoretto di Bonci e ci prova anche in Cassazione
Mazzette per gli appalti, il Comune vuole il tesoretto di Bonci e ci prova anche in Cassazione
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Sabato 19 Marzo 2022, 08:20

ANCONA - Il Comune di Ancona non si arrende: ricorso in Cassazione per non vedersi sottratto il “tesoretto” di Simone Bonci, l’ex dipendente condannato in primo grado per corruzione a due anni e mezzo di reclusione. Dopo le due istanze rigettate (una promossa davanti al gup, l’altra dichiarata inammissibile dal Tribunale del Riesame), l’amministrazione Mancinelli tenta la carta del “palazzaccio” romano.

 

In ballo ci sono circa 49mila euro, somma in parte versata nelle casse dell’ente a mo’ di risarcimento dall’ex dipendente, arrestato nel novembre del 2019 dalla Squadra Mobile con l’accusa di aver creato un sistema per affidare appalti a imprenditori compiacenti in cambio di mazzette, regali hi tech e lavori edili in casa sua. 

La vicenda

In un primo momento, il geometra era intenzionato a patteggiare nel procedimento penale che lo vedeva coinvolto. Proprio per far andare a buon fine il rito alternativo, aveva versato la cifra all’amministrazione per coprire i danni contestati dalla procura e relativi agli episodi corruttivi. Alla fine, il patteggiamento non c’è stato per l’opposizione della pubblica accusa: Bonci è stato condannato col rito abbreviato. Nel dispositivo della sentenza, il gup Francesca De Palma aveva disposto il sequestro ai fini della confisca di una somma pari a 49mila euro, ovvero la cifra finita nelle mani del Comune. 
Per non vedersi togliere i soldi, l’amministrazione ha prima presentato ricorso al gup stesso, poi al Tribunale del Riesame, «ritenendo che le somme in argomento non fossero più nella disponibilità del predetto imputato, bensì fossero ormai entrate nel patrimonio dell’amministrazione». Ora, un’ulteriore istanza, questa volta in Corte di Cassazione. «L’Avvocatura comunale – riporta la determina con cui si dà il nulla osta per proporre il giudizio - è dell’avviso di proporre ricorso in Cassazione avverso la suddetta ordinanza, che pone un problema di mero ordine processuale e non di merito, in ordine all’appartenenza delle anzidette somme all’Amministrazione». Il Tribunale del Riesame aveva giudicato inammissibile l’istanza proposta dal Comune per mere questioni procedurali. L’incarico per questa nuova tranche è stato affidato all’avvocato Massimo Sgrignuoli. Con Bonci era stata definita dal giudice anche la posizione di due imprenditori, anche loro accusati di corruzione: hanno patteggiato un anno e dieci mesi Marco Duca, di Cupramontana, e l’abruzzese Carlo Palumbi. La pena è sospesa. Gli imprenditori Tarcisio Molini, Moreno Ficola e Francesco Tittarelli sono stati rinviati a giudizio. 

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