Il regista Krzysztof Zanussi nelle Marche: «Che angoscia l'Ucraina, la civiltà europea ha perso la voglia di vivere»

Il regista Krzysztof Zanussi con il produttore anconetano Paolo Maria Spina (FOTO ELISABETTA AQUILANT/UFFICIO STAMPA)I
Il regista Krzysztof Zanussi con il produttore anconetano Paolo Maria Spina (FOTO ELISABETTA AQUILANT/UFFICIO STAMPA)I
di Giovanni Guidi Buffarini
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Lunedì 28 Febbraio 2022, 03:20

ANCONA - Incontro il maestro Krzysztof Zanussi, caposcuola della Terza Generazione di cineasti polacchi, nella hall dell’Hotel Palace di Ancona. È in partenza per Recanati dove al Teatro Persiani si registra la colonna sonora del suo nuovo film, “Perfect Number”. È in gran forma, il maestro. Sorridente, energico. Gentilissimo, sebbene il tempo incalzi, la macchina attenda. La conversazione non può che partire dal film.

Di cosa parla “Perfect Number”?
«Racconta di un giovane e brillante matematico e di un suo vecchio cugino molto ricco. Non svelerò la trama, le dico che ruota attorno a un pensiero di Dostoevskij. Secondo il grande scrittore, l’essere umano ha un solo vero problema: sapere se Dio esiste o no».

 
Scienza e trascendenza intrecciate, dunque. Come in tanta parte della sua opera.
«Proprio così. Io ho studiato fisica, e appartengo a una generazione formata dalla scienza, scienza che ha risolto moltissimi problemi dell’umanità ma non tutti. Ora, proprio la matematica più avanzata dice che non ci sono solo tre dimensioni, o quattro considerando il tempo, ma molte di più. Lascia quindi spazio al mistero. Mi permette di coltivare la speranza che dopo la morte ci sia qualcosa».


E nel nostro mondo coglie motivi di speranza?

«La realtà odierna mi spaventa. Ciò che sta avvenendo in Ucraina mi angoscia, ho lavorato in Ucraina, ho degli amici là. In generale, registro che la nostra civiltà, la civiltà europea, ha smarrito la voglia di vivere. Non abbiamo sogni che ci animino, il benessere ci ha addormentato. Il compito dell’arte è di ridestare la forza vitale, il desiderio di futuro. Altrimenti saremo sostituiti da qualche altra civiltà. Dai cinesi, forse».


Lei non smette di fare la sua parte. Lavora moltissimo: un film dopo l’altro, il teatro.
«Ho questa fortuna, sì, questo privilegio. E le auguro di poter sempre dire lo stesso. Non dimentichi che per gli artisti e i giornalisti lo stato naturale è la disoccupazione. Il declino del giornale cartaceo mi addolora. Ho 82 anni, a certe abitudini sono affezionato».


Il suo lavoro negli ultimi anni si è svolto anche nelle Marche. Come si trova qui?
«Mi trovo benissimo. In questi giorni stiamo registrando musiche di Bach e sono ammirato del livello dei musicisti. Cinque anni fa ho girato ad Ancona “Corpo estraneo” e molti di quelli che l’hanno visto mi hanno chiesto dove avessi scovato paesaggi tanto belli, e le architetture e il mare. Faccio io una domanda a lei prima di andarmene, la giri a chi vuole. Come mai le Marche sono ancora così poco conosciute?».

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