Martini sul suo “PayPer Play” in scena a Polverigi per Inteatro: «Racconto il caos degli acquisti compulsivi online»

Una scena dello spettacolo
Una scena dello spettacolo
di Lucilla Niccolini
3 Minuti di Lettura
Sabato 18 Giugno 2022, 10:20

POLVERIGI - Raramente i frequentatori di Inteatro conducono con sé i figli piccoli. E quando capita, sono proprio i bambini ad applaudire di più. Pensato, per una volta, per i bambini, “PayPer Play”, di Andrea Costanzo Martini, spettacolo di apertura, alle 20,30 alla Luna, dell’ultima serata di Inteatro 2022, sarà una sorpresa molto piacevole anche per gli adulti. 
Martini, com’è nata l’idea di “Payper Play”? 


«La performance mi è stata commissionata all’interno di Explore Dance, un progetto europeo, e doveva essere destinato ai piccoli. Sono proprio loro, spesso, a permettere agli adulti di esplorare la realtà con occhio libero da preconcetti. Guardate dunque “Payper Play” con lo sguardo dell’infanzia, come io stesso l’ho creato. Mi sono infatti domandato, nel prepararlo, cosa mi piaceva vedere da piccolo. E mi sono ispirato a un fenomeno che si è intensificato durante la pandemia: l’acquisto online».
Il protagonista, chiuso in una stanza di cartone, riceve scatoloni che contengono oggetti, ordinati da remoto, dello stesso materiale. Un cliente compulsivo di Amazon?
«Ha bisogno di ricreare nella sua stanza il mondo di fuori, finché ordina un... amico. Ma gliene arriva, com’era inevitabile, uno che si rivela diverso dalle sue aspettative. E che ordina a sua volta un terzo “amico”. Il triangolo crea contrasti, e il caos entra nella vita del protagonista. Il problema sarà riportare l’armonia nella stanza di cartone». 

Colori pastello, costumi ingenui, trucco da fiaba, e una musica incantevole, giocosa. Tutto sembra funzionare. Cos’è che mette in crisi questa nuova relazione a tre? 
«Il protagonista all’improvviso, non si sa come, muore. Ma non è l’unico trauma cui si assiste: entrano in gioco anche l’invidia e la gelosia, e la necessità di rapportarsi con la morte».
Perché introdurre la gestione della morte in una fiaba? E i bambini che vi hanno assistito, nelle precedenti rappresentazioni, un mese fa in Germania, come hanno reagito?
«Il tema mi è stato suggerito da una drammaturga tedesca che mi è stata affiancata, molto attenta alla narrazione per l’infanzia. E poi, abbiamo chiesto, alla fine, ai piccoli spettatori che effetti avesse fatto loro “Payper Play”. Abbiamo avuto risposte rassicuranti: si erano divertiti, perché avevano compreso che quella morte è un gioco. Tra l’altro, alla fine, il protagonista, come in ogni fiaba che si rispetti, torna in vita».
Come ha affrontato questo cimento?
«Ero stimolato, incuriosito dal fatto che uno dei miei precedenti lavori, pensato per adulti, era stato selezionato per una rassegna per bambini. È stata una sfida, e mi sono reso conto di sentirmi molto più libero di lavorare con la fantasia, meno condizionato. E la performance si è, per così dire, fatta da sé, in maniera molto naturale. È una vera boccata d’ossigeno, usare la danza per raccontare fiabe».

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