Il rap di Willie Peyote a Musicultura:
«Il mio pensiero libero in musica»

Venerdì 15 Giugno 2018 di Andrea Maccarone
Tra rap e versi d’autore, arriva Willie Peyote a Musicultura. Questa sera l’artista piemontese si esibirà sul palco dello Sferisterio di Macerata in veste di ospite, all’interno della carrellata di musicisti in gara per la finalissima di domenica. “Sindrome di Tôret” è il titolo del suo nuovo concept album. La serata avrà inizio alle 20,45.

Come definirebbe il suo ultimo disco?
«È un disco che affronta il tema della libertà d’espressione e dei suoi stessi limiti, in un’epoca in cui la comunicazione è cambiata profondamente a causa della tecnologia. Siamo nel pieno di una trasformazione e occorre pesare molto bene le parole anche nella musica».

In che modo crede di poter veicolare messaggi forti attraverso la musica?
«Cerco di farlo stimolando il pensiero critico delle persone. Lanciare dei messaggi forti attraverso la musica è un gesto fondamentale, soprattutto quando si ha a che fare con un bacino d’utenza molto ampio».

Che cosa la influenza maggiormente nella scrittura di un brano?
«Quando scrivo le mie canzoni cerco di guardarmi intorno e assimilare ciò che vedo. Gli ultimi due dischi sono frutto di un lavoro collettivo fatto a sei mani. Tutti i musicisti che prendono parte al progetto contribuiscono alla realizzazione dei brani».

Quando compone canzoni pensa mai al pubblico che le ascolterà?
«Assolutamente sì, anche se all’inizio scrivevo più per me stesso. Ora, invece, ho di fronte persone che prendono seriamente ciò che dico e si sentono rappresentate e coinvolte nei temi che affronto. Dunque avverto un forte senso di responsabilità».

Come nasce una sua canzone?
«Non c’è un vero e proprio modus operandi. Come diceva Vasco: “le canzoni nascono da sole”. Ed è proprio vero. A volte parto dai testi, altre dalla musica. Poi si comincia a svilupparle e si arriva al prodotti finale».

A cosa imputa il grande successo che sta riscuotendo?
«Sicuramente alla coerenza del lavoro svolto in tutti questi anni. Abbiamo sempre fatto musica cercando di restare puri, per certi versi, con noi stessi e nei confronti del pubblico. Del resto non ci siamo dovuti sforzare. Io e la mia band siamo così, proprio come siamo sul palco».

Che cosa è cambiato oggi rispetto ai suoi esordi?
«Il momento storico è completamente diverso. Stiamo vivendo un periodo che è assolutamente congeniale a chi fa musica in Italia. Ma è cambiato principalmente il pubblico, e in un certo senso è più facile incontrare il gusto di tutti. Un progetto come il mio, che mescola diversi stili, è molto più appetibile rispetto a cinque anni fa».

State già lavorando al nuovo disco?
«Diciamo che siamo alle prese con i brani che potrebbero entrare in quello che sarà il prossimo disco. Non siamo ancora arrivati alla fase di pre-produzione, però adesso che posso lavorare con una band al completo ogni momento è sempre buono». © RIPRODUZIONE RISERVATA