Assunta Legnante, la lezione al bullo
«Sono cieca, ma non sono stupida»

Domenica 1 Aprile 2018 di Laura Ripani
Assunta Legnante
La passione più forte di ogni ostacolo - anche fisico - ha un nome e un volto: quello di Assunta Legnante. Nata in Campania, ascolana d’adozione, vive a Porto Potenza. Ed è una vera forza della natura. Anche se questa l’ha messa a dura prova, togliendole la vista quando aveva già partecipato alle Olimpiadi di Pechino, era stata campionessa europea indoor nel 2002 e 2007, primatista italiana nel lancio del peso con un record ancora insuperato di 19,20 metri. «Non mi sento un esempio - dice - ma uno stimolo». La forza di rialzarsi e diventare, insomma, una delle atlete paralimpiche più capaci al mondo, migliorando la misura mondiale di categoria e portandolo a 17,32 metri. 

La vicenda
Il destino, fin da bambina, l’aveva avvisata: era malata di glaucoma e per questo motivo le fu preclusa dal Coni l’Olimpiade di Atene. «La motivazione ufficiale - spiega - era che la mia malattia si sarebbe potuta aggravare. Cosa che poi effettivamente è avvenuta. Ma io non mi sono data per vinta: mi sono assunta la responsabilità e ho continuato a gareggiare coronando il mio sogno di partecipare ai Giochi cinesi, 4 anni dopo». Chi l’aveva conosciuta da piccola stenta a credere che quell’aspirante ragioniera seduta sempre negli ultimi banchi avesse un carattere indistruttibile. Ma lei sapeva che a Frattamaggiore non avrebbe avuto speranze. «È un vero peccato che non si tengano più i Giochi della Gioventù nelle scuole. Io mi sono formata lì. Lo sport è un maestro. Perché se la scuola insegna la cultura, lo sport forma la mente e tempra il fisico, aiuta ad andare avanti nella vita». Quindi chiamò in Federazione e chiese che le fosse assegnato un allenatore. «Mi consigliarono Nicola Silvaggi. Era il migliore. Mi trasferii ad Ascoli per raggiungerlo e per più di 10 anni ho vissuto all’ombra di Piazza del Popolo. Anni indimenticabili, lui un secondo padre». Ed è proprio al Campo Scuola (così si chiama la pista di atletica del capoluogo piceno) che è nata la famosa mascherina, quella che Assunta indossa per gareggiare e che l’ha portata addirittura sul prestigioso settimanale inglese Times. «Tifo Inter al punto da piangere se perde il derby ma i miei compagni di squadra mi raccontavano le gesta dei Diabolici. Così veniva chiamata la formazione dell’Ascoli 2000/2001 che vinse il campionato di serie C. Inventai questa mascherina che continua ad accompagnarmi. Faccia “cattiva”». 

La svolta
Nella sua “Officina dello sport” Silvaggi le montò un motore fuoriserie. «In un anno lanciai un metro e mezzo in più». Purtroppo però la sfiga ci vede benissimo e dopo tanti successi, nel 2012 arrivarono due notizie che avrebbero ammazzato un cavallo. «Persi mia madre e contemporaneamente mi fu diagnosticato l’aggravarsi della malattia». E allora? «La mia vita ricominciò. Non volevo mettermi a fare la cieca dentro casa. Diciamo così, alla cecità devo tanto: un carattere più forte, la pensione e gli occhi azzurri. Se lo avessi saputo sarei diventata così prima». Scusi? «Eh sì, io li avevo castani ma la malattia li ha trasformati, a casa mia c’erano quelli verdi, azzurri no». Di azzurro arrivò anche la convocazione nella nazionale Paralimpica. «Non sapevo neppure cosa fosse. Onestamente. Due cose chiesi: come si lancia e quant’è il record del mondo».

I record
I record della sua categoria Assunta li ha praticamente polverizzati tutti. Nessuno le sta dietro, le sue misure fanno invidia anche alle normodotate. E qualcuno sostiene che meriterebbe con questi risultati di tornare nell’altra metà dello sport. Chissà. «Grazie allo sport ho visto il mondo, l’ho girato, e il fatto di non essermi arresa sin da piccola alla malattia mi ha consentito di vivere come una normodotata fino a quando ho potuto. Insomma, me ne sono fregata! ». E di questo si può esserne certi. 

Gli aneddoti
Ma avere un problema come il suo l’ha poi portata dover abbandonare Ascoli «ho chiuso quel capitolo, voglio ricordarla com’era» e stabilirsi a Porto Potenza «perché la mia attuale società, l’Antropos, è di Civitanova Marche. Tra i suoi ricordi ce ne sono di eccezionali. «Mi piace raccontare di Londra. Al Villaggio Olimpico ho scoperto cosa fosse la tristezza. E che questa non esiste se non vuoi: c’erano 4 ragazzi brasiliani ciechi che giocavano a biliardino e si divertivano come pazzi: io darei davvero un calcio nel sedere a quei genitori che nascondono in casa i loro figli quando hanno un problema di salute, invece di far fare loro dello sport: che sia di squadra o individuale». Ma non basta essere alte quasi un metro e 90 e pesare oltre 100 chili, ottenere record mondiali per farsi rispettare. Assunta è pur sempre una donna e anche lei nel privato ha dovuto combattere i bulli. 

I bulli
«Praticamente mi sono dovuta difendere da una persona che pensava di poter fare quello che voleva di me ma io sono cieca, non stupida: e chi se la prende con il presunto debole è lui il meno forte». Inedita è invece una telefonata che Assunta ricevette nel 2012 e della quale non aveva mai parlato prima. «Ero a Torino, prima della gara - racconta ancora emozionata».

La freccia del Sud
«In quell’anno nel quale tutte le cose sono cambiate, da un numero sconosciuto, mi arrivò la chiamata di Pietro Mennea. Non potevo crederci, il mito. Assunta? “Ti chiamo per farti i miei complimenti per tutto quello che stai facendo, per farti gli in bocca al lupo”: rimasi di stucco. Di lì a poco, poi sarebbe morto ma porto con me questo ricordo come uno dei regali più preziosi». Altri ne potrebbero arrivare e tra questi, la terza Paralimpiade, a Tokio. «Mi sto chiedendo come ci si arriva a 42 anni, ma io ci proverò. Intanto spero di avere tanta serenità e tranquillità per potermi continuare ad allenare». 

La star
Infine Assunta è anche una star. Una star del web con le sue grandi performance, la sua simpatia e la sua profonda umanità mai disgiunta però dalla capacità di dire le cose come stanno. Anche a costo di risultare scomoda. Le hanno infatti dedicato una fan page. Su Facebook all’indirizzo www.facebook.com/legnanteassuntaofficial/ si possono trovare foto dei suoi successi, le espressioni più allegre e le “mossette”. Neppure fosse una velina. Le arrivano per giunta tanti incoraggiamenti, complimenti e felicitazioni. Perché la grinta e la voglia di non mollare mai è più affascinante di qualunque bikini estremo.
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