Acquedotto rotto dalle moto nella riserva Gola del Furlo. La Provincia sotto accusa

Sabato 5 Dicembre 2020 di Lorenzo Furlani
La rottura della condotta idrica nella riserva della Gola del Furlo

FURLO - La gestione della riserva naturale statale della Gola del Furlo passi dalla Provincia ai carabinieri forestali: è la richiesta degli ambientalisti di Lupus in Fabula, che prende le mosse da una critica tagliente all’amministrazione provinciale per la «non gestione» dell’area di 3.907 ettari istituita dal Ministero dell’ambiente nel 2001. «Tutta la responsabilità - sottolinea l’associazione - cade sulla Provincia di Pesaro e Urbino, inefficace, impalpabile, assente su un territorio del quale non conosce problematicità e potenzialità».

 

Fruizione illegale
L’ultimo episodio di una lunga serie di trascuratezze e abusi è la rottura, attribuita a una fruizione scorretta di quell’ambiente, della condotta idrica collocata sotto uno dei percorsi della rete sentieristica. «Il passaggio ripetuto delle moto - rileva Lupus in Fabula - ha causato una falla nell’acquedotto che rifornisce la zona di Pagino e Villa Furlo nel comune di Fermignano e per giorni un raggio d’acqua alto un paio di metri ha dato vita ad un nuovo torrente che ha scavato il solco già profondo sul sentiero. Si tratta dell’ennesima riprova che la Provincia di Pesaro e Urbino non è e non è mai stata il soggetto adatto a gestire la riserva: l’alternativa sta nella storia di questo territorio, storia che parla di un legame forte e duraturo con l’ex Corpo forestale dello Stato, da qualche anno confluito nell’Arma dei carabinieri».

L'assenza di sorveglianza
Gli ambientalisti scandiscono l’accusa: «La rottura della tubazione nei pressi di Ca’ Peci è solo l’ultima delle conseguenze nefaste di un fenomeno, quello delle motociclette che percorrono illegalmente i sentieri, che ha già compromesso la praticabilità (a piedi) di diversi percorsi, innescando gravi processi erosivi, senza parlare delle scorribande sui prati, in quel caso anche delle auto e dei quad, a danno di uno degli ecosistemi su cui poggia gran parte della biodiversità dell’area».

L’uso dei mezzi a motore nella riserva è «illegale, dannoso per la vegetazione, per l’integrità dei suoli, di notevole disturbo e perfino pericoloso per la fauna selvatica e per gli escursionisti». La carenza gestionale più vistosa è l’assenza di sorveglianza, premessa per «gestire l’esistente e programmare l’attività di ricerca, pianificare la fruizione, difendere o ricostituire gli habitat».

Responsabilità all’urbanistica
Ed ecco l’imputazione: «Ma cosa ci si può aspettare se l’ufficio di riferimento in Provincia è quello dell’urbanistica? Su una base come questa è ovvio che la riserva sia diventata una pista da cross, che il bracconaggio sia tutt’altro che sconfitto, mentre l’estate scorsa le foto del traffico da centro città all’interno della Gola del Furlo hanno fatto il giro d’Italia. La riserva e il suo ente gestore stanno lì a subire tutto quello che avviene senza opporre resistenza, idee, provvedimenti, soluzioni» nonostante i finanziamenti statali. In sostanza si stava meglio quando si stava peggio per Lupus in Fabula, che ricorda come in precedenza questo territorio fosse già da tempo Demanio forestale.

«Altra opportunità non si vede se non la creazione, come in altre zone d’Italia - è la conclusione -, di un Dipartimento biodiversità dei carabinieri forestali: sicuramente una garanzia di serietà e di competenze e anche la più logica e corretta emanazione dello Stato per un territorio che merita molto, molto di più».

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