Qualificazione del centro storico, il sindaco Ricci: «Tuteliamo il commercio, non è razzismo»

Venerdì 28 Gennaio 2022 di Letizia Francesconi
Il sindaco di Pesaro Matteo Ricci

PESARO - «Tuteliamo la qualità del commercio. Il resto sono polemiche sterili e non è razzismo». Così il sindaco Matteo Ricci fa chiarezza con un video messaggio rivolto ai cittadini e pubblicato sulla sua pagina Facebook. L’intento è frenare la lunga serie di perplessità e osservazioni che si rincorrono via social fra opposizione, cittadini e consiglieri comunali all’indomani del nuovo Regolamento per il decoro e la valorizzazione del patrimonio culturale del centro storico.

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Proprio i consiglieri di minoranza e il vicepresidente della commissione comunale Attività Economiche, Emanuele Gambini, anticipano una serie di correttivi da apportare, non appena il Regolamento passerà (giovedì prossimo) al vaglio della commissione. 

La posizione
«Stiamo parlando di un regolamento che sta dentro una strategia complessiva, che punta a dare la massima qualità possibile al centro storico e aiutare il commercio. Tutto il resto sono polemiche sterili e interpretazioni strumentali, fatte da chi non vuol capire – precisa il sindaco - questa giunta ha a cuore la valorizzazione e l’attrattività degli assi centrali, ecco perché anche l’assessore con delega Francesca Frenquellucci con i tecnici ha costruito un regolamento che tuteli il più possibile la qualità e le peculiarità. E invece in questi giorni ho visto commenti surreali, magari degli stessi, che si lamentano poi se in via Branca apre un altro negozio di mutande».

Nel videomessaggio il sindaco invita tutti a leggere attentamente il regolamento e ne riprende i punti. «In via Branca, via Rossini, via San Francesco e Corso XI Settembre, ovvero le vie più importanti del passeggio e di collegamento storico culturale ai monumenti della città – spiega Ricci - da adesso in poi non potranno aprire attività merceologiche, che vendono una gamma indistinta e generalizzata di prodotti. Stiamo parlando dei più comuni bazar, dove si trova di tutto e attività che non hanno a che fare con la qualità. No ad apparecchi e distributori automatici, cibi d’asporto se non tipici del nostro territorio quindi né keebab, ma nemmeno il McDonald’s. Non potranno aprire night club, no a cambi moneta o phone center, no a compro oro, no a centri scommesse, sexy shop, lavanderie automatiche e sale da gioco. Limiti per tutelare il più possibile un perimetro preciso e una categoria che soffre una crisi cronica, ora acuita dalle vendite e dal commercio on line. Del resto il nostro regolamento ricalca quello che in altre città è già stato fatto, come Firenze e Arezzo e altre sono al lavoro per adottarne uno simile. Le strumentalizzazioni sono fatte da chi non ha letto il regolamento. Le accuse di razzismo? Penso di essere uno dei sindaci più antirazzisti e lo dimostra quello che ho fatto in questi anni». 

La fase due
L’amministrazione va avanti, si proseguirà eliminando i totem della pubblicità in giro per la città sostituendoli con cartellonistica nuova e digitale, che possa dare ordine. Poi si metterà mano ai selciati, e al tempo stesso si stanno portando a Pesaro tanti investimenti per i contenitori culturali. «Un Regolamento che nell’impianto non ha nulla di discriminatorio – rimarca anche l’assessore alle Attività Economiche, Frenquellucci - ora ci aspetta il passaggio in commissione comunale. Ben vengano integrazioni o proposte, che verranno comunque valutate se saranno utili a migliorare il regolamento proposto. Va ricordato che il documento rispetta le normative con l’articolo 52 del regolamento Beni Culturali e il Decreto legislativo del 2016, che dà ai Comuni nell’ambito delle liberalizzazioni commerciali la possibilità di applicare restrizioni, ma soprattutto la limitazione è fatta per codice Ateco, significa per categoria della merce. Non corrispondono al vero le obiezioni sollevate che nessun ristorante a cucina indiana, o hawayana che sia o di altra cultura non possa più aprire in città. Lo può fare, ma nelle altre vie laterali al centro o secondarie, che non rientrano nel cardo-decumano. 

La normativa
«E questo è consentito sia che a gestirlo sia un pesarese o un gestore originario di un altro Paese. Anzi, è un modo per valorizzare e portare novità lungo le vie secondarie. Le attività esistenti di cucina etnica o altro rimarranno lì dove sono, anzi verranno valorizzate, perché a fianco non apriranno altri locali simili e non ci sarà concorrenza».

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