Prof no vax sospesi ma in malattia, il tribunale accoglie tre ricorsi. L'avvocato Pia Perricci: «Lo stipendio dovrà essere pagato»

Prof no vax sospesi ma in malattia, il tribunale accoglie tre ricorsi. L'avvocato Pia Perricci: «Lo stipendio dovrà essere pagato»
Prof no vax sospesi ma in malattia, il tribunale accoglie tre ricorsi. L'avvocato Pia Perricci: «Lo stipendio dovrà essere pagato»
di Luigi Benelli
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Venerdì 14 Ottobre 2022, 05:00

PESARO Docenti sospesi perché non vaccinati, il tribunale ha accolto tre ricorsi contro la sospensione di docenti non vaccinati. E il Ministero gli dovrà pagare anche gli stipendi persi. Il caso risale al periodo pandemico, i tre docenti pesaresi di scuole elementari e medie erano in malattia. Non stavano lavorando, ma non avevano comunque intenzione di vaccinarsi, come stabilito dal ministero della Salute per poter svolgere l’attività. Motivo per cui erano stati sospesi dagli istituti scolastici.  


Che cosa si riconosce


I tre hanno fatto ricorso tramite l’avvocata Pia Perricci e il giudice ha stabilito che il Ministero dovrà “riconoscere l’indennità dovuta nei periodi di congedo coincidenti con la sospensione del rapporto di lavoro disposta in ragione dell’inadempimento dell’obbligo vaccinale”. Per l’avvocatessa Perricci «una sentenza importante, che potrebbe essere un apripista per tanti altri casi. Al momento ne ho ancora una trentina pendenti. Sono soddisfatta del risultato anche se ritengo che l’obbligo vaccinale così come imposto a tutti i lavoratori, sia del tutto illegittimo». 

Spiega il legale: «Punto cardine della Repubblica italiana è l’articolo 1 della costituzione dove si afferma che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Il lavoro è dignità per l’essere umano. Non si può vivere senza lavoro, e non si può vivere senza retribuzione. È impensabile che qualunque essere umano, debba essere costretto ad assumere un farmaco sperimentale senza alcuna garanzia, per poter lavorare e quindi far fronte alle esigenze ordinarie di vita attraverso la retribuzione. Sebbene sia vero che sono stati previsti degli indennizzi a favore delle persone che hanno subito degli eventi avversi, è altrettanto vero che tutti i medici di base da me contattati per conto dei miei assistiti che hanno subito dei danni in altri casi, si sono rifiutati di compilare il modulo obbligatorio in cui si attesta l’evento e pertanto alcun indennizzo è possibile. Peraltro si è assistito in Italia ad un’applicazione della normativa molto disomogenea. In questi tre casi si trattava di docenti che erano in infortunio, malattia e/o congedo e nonostante questo, gli stessi sono stati sospesi con privazione dello stipendio».


I tentativi


«Abbiamo cercato - prosegue - un colloquio con le amministrazioni ma non c’è stata disponibilità all’ascolto. La norma infatti prevedeva che per lo svolgimento dell’attività vi fosse l’obbligo vaccinale e pertanto per logica, chi non svolgeva alcuna attività lavorativa in quanto in malattia, in congedo, oppure in infortunio non poteva e non doveva essere sottoposto ad obbligo vaccinale. Credo che sia proprio questo il punto che il giudice ha valutato a nostro favore. È stata una dura battaglia sul campo sia da un punto di vista giuridico, sia da un punto di vista pratico e morale per il semplice motivo che nel 99% dei casi tutti coloro che non ci sono sottoposti alla vaccinazione venivano additati come untori, approfittatori, persone non solidali. Vi sarebbe dovuta essere una semplice libertà di scelta. Chi ha paura della malattia, doveva essere libero di scegliere la vaccinazione a suo rischio e pericolo».

 

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