Violenze e offese alla figlia, non accettava che lei frequentasse un ragazzo egiziano. Un 59enne di Fano a giudizio

Violenze e offese alla figlia, non accettava che lei frequentasse un ragazzo egiziano. Un 59enne di Fano a giudizio
Violenze e offese alla figlia, non accettava che lei frequentasse un ragazzo egiziano. Un 59enne di Fano a giudizio
di Luigi Benelli
3 Minuti di Lettura
Venerdì 9 Settembre 2022, 05:55

FANO - Non accettava che la figlia avesse una relazione con un ragazzo egiziano. Ieri è entrato nel vivo un processo in cui un 59enne residente a Fano, originario delle Puglie, è finito a giudizio per maltrattamenti in famiglia. I testi hanno raccontato la loro versione, tra loro l’ex moglie e i figli che hanno confermato il clima difficile che si era creato in casa.


L’accusa


Secondo l’accusa l’uomo avrebbe avuto una condotta di violenza progressiva verso la moglie, la figlia e il figlio offendendoli ripetutamente. Tra gli epiteti per la figlia “prostituta” e per l’altro figlio, minorenne frasi come “tu non sei mio figlio, per me sei morto”. Inoltre l’uomo non accettava la fine della relazione matrimoniale e anche alla moglie avrebbe rivolto accuse pesanti. «Ti rovino, ti faccio passare una vita d’inferno. Se mi chiedi la separazione ti brucio la macchina e ti renderò la vita impossibile». Dalle parole ai fatti il passaggio sarebbe stato breve, soprattutto tramite provocazioni e dispetti. Avrebbe buttato a terra il cibo per poi calpestarlo, fino a suonare il campanello a notte fonda per svegliare tutta la famiglia e provocare un ovvio spavento. 

Per madre e figli un clima difficile e di sofferenza tanto da determinare uno stato d’ansia.

L'aggressione

Tra gli episodi contestati un’aggressione. Prima il pugno contro un quadro con la frase “questo lo dovevo dare a mia figlia, dovevo stendere lei”. Poi il tentativo di colpirla davvero. Ma la madre era riuscita a frapporsi venendo quindi colpita in faccia. Poi tutti si erano chiusi in camera spaventati. 
L’indomani, usciti dalla stanza, tutto era sotto sopra: cibo a terra e suppellettili rovesciate. Durante un litigio avrebbe spezzato anche le chiavi dell’auto della moglie, minacciando poi di dar fuoco al mezzo. L’uomo non accettava neppure che la figlia avesse una relazione con un nordafricano. Così lei si era appoggiata momentaneamente in garage e lui era entrato sferrando pugni e calci per poi distruggere la rete del letto. La frase per quella circostanza era qualcosa come «Adesso tu e quell’extracomunitario di m… andate a dormire sotto un ponte». 
Ne era seguita una lite in cui lui entrando in casa aveva sbattuto una finestra che ha colpito la spalla della figlia. Madre e figlia hanno sporto querela, per evitare di continuare a vivere situazioni simili. La famiglia si è costituita parte civile tramite l’avvocatessa Alessandra Angeletti. Chiederà 10 mila euro risarcimento. La sentenza giovedì 15 settembre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA