La Romagna apre i confini ma restano le barriere: serve anche un provvedimento delle Marche

Martedì 19 Maggio 2020 di Gianluca Murgia
La Romagna apre i confini ma restano le barriere: serve anche un provvedimento delle Marche

TAVULLIA - Valentino Rossi, oltre alla mascherina, avrebbe indossato anche guanti, casco e tuta. Risposta? No, non può andare da Tavullia (dove risiede) al circuito di Misano (dove è di casa, dove ha vinto tre volte in carriera e, 4 giorni fa, si sono allenati 13 colleghi residenti in Emilia Romagna).

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Vietato, anche per lui, che sul confine ci abita, oltrepassare quella sottile striscia che divide Marche e Romagna. Il dottore ha ripiegato alla sua maniera (allenamento al Crossodromo di Fermignano, molto più distante) e podio nella Virtual Race (una “garetta” da 81 milioni di visualizzazioni), per molti altri, magari con parenti, amici e interessi al di là del confine, la situazione non è ancora semplice. Ecco perché domenica sera in molti hanno drizzato le antenne quando il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, sulla base di quanto previsto in sede di Conferenza delle Regioni, con un’ordinanza ha dato il “libera tutti” tra Marche e Romagna. Fatto? No, serve un analogo provvedimento della regione Marche.
 
Bonaccini, a margine di una videoconferenza sul porto di Ravenna, ha annunciato che dal 18 maggio sarebbero stati «consentiti gli spostamenti delle persone fisiche anche oltre i confini regionali tra territori comunali o provinciali limitrofi per la visita ai congiunti» ma «previa comunicazione congiunta da parte dei presidenti delle Regioni, dei presidenti delle Province o dei sindaci dei Comuni tra loro confinanti ai Prefetti competenti». Tradotto: addio all’autocertificazione e alle quattro comprovate esigenze di lavoro, assoluta urgenza, di necessità o motivi di salute. Con buona pace per gli affetti, familiari e non. Tanto è bastato, da Cattolica a Gabicce, da Tavullia a San Giovanni, da Mondaino a Gradara, per intasare le bacheche social e scatenare una raffica di telefonate con richiesta delucidazioni ai rispettivi sindaci e, con effetto domino, di questi ai presidenti di Provincia e ai governatori di Regione.

«Per renderla effettiva sulla base dell’ordinanza Bonaccini serve un provvedimento congiunto fra le due province, Rimini e Pesaro, al quale stiamo lavorando» aveva smorzato l’aperturismo bonacciniano, ieri mattina, il presidente della Provincia riminese Riziero Santi, frenando una fuga in avanti rispetto alla data ufficiale, prevista dal Governo per la libera circolazione tra le regioni, del 3 giugno. Solito problema delle due velocità: quella della burocrazia e quella della vita reale accelerata, ulteriormente, dai social. Anche perché, per alcune ore, in molti hanno pensato che la possibilità di varcare il confine fosse solo per i romagnoli verso le Marche. Un miraggio? No proprio, visto che lo stesso Bonaccini aveva da giorni trovato l’ accordo con Zaia per il confine veneto, tra le province di Ferrara e Rovigo, e ieri aveva fatto il bis con la Toscana per Casteldelci e Badia Tebalda. 

In serata, l’ulteriore spiegazione dello stesso Santi: «Per dare il via alle visite ai congiunti fra le provincie di Rimini e Pesaro siamo in attesa del pronunciamento della Regione Marche. La Provincia di Rimini ha già predisposto - ed io ho già firmato - gli atti necessari e avendo sentito il Prefetto di Rimini e il presidente della Provincia di Pesaro (che condividono). Manca l’analoga ordinanza della Regione Marche che - a differenza della Regione Emilia-Romagna - ha ritenuto di rivolgersi per un parere al Ministero» come hanno fatto, del resto, diverse altre Regioni. Questione di ore. «Ho parlato con Ceriscioli - ha spiegato ieri sera il presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, Peppino Paolini -. Ha inviato la richiesta al ministro Boccia per trovare un accordo e il conseguente via libera che riguardi non solo l’Emilia Romagna ma anche le altre confinanti Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo. Ho ricevuto tante telefonate da cittadini e sindaci: fosse per me aprirei subito».

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