Pesaro, le scuole vanno a caccia di aule e spazi: «La ripartenza di settembre è un rebus»

Pesaro, le scuole vanno a caccia di aule e spazi: «La ripartenza di settembre è un rebus»
Pesaro, le scuole vanno a caccia di aule e spazi: «La ripartenza di settembre è un rebus»
di Letizia Francesconi
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Giovedì 25 Giugno 2020, 09:57

PESARO - Ritorno in classe a settembre, sì ma come e in quali spazi? Il ministro della Pubblica istruzione Azzolina diffonde una bozza di linee guida ma si naviga ancora a vista con i presidi che si dicono pronti ad organizzarsi avviando tavoli di lavoro congiunti con Provincia, Comune di Pesaro, Ami. Si a sdoppiare o dimezzare le classi, fra didattica a distanza e attività in presenza, ma resta il nodo spazi. 

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«Una soluzione definitiva e strutturale è ancora lontana – commenta a caldo il dirigente del liceo classico Mamiani, Roberto Lisotti che ha programmato un incontro con la Provincia la prossima settimana– valuteremo piuttosto una soluzione integrata, che unisca rimodulazione degli orari del trasporto locale per le corse studenti, spazi indoor o al di fuori del nostro plesso e rimodulazione oraria per la durata della didattica, a turnazione mattina e pomeriggio».
 
«Questione complessa e una certezza: il plesso Morselli non sarà pronto. Per l’anno 2020-2021 ci sono 19 prime da gestire fra la sede centrale e il Campus, ma entrambi gli istituti hanno spazi quasi al completo. Con la Provincia si sta lavorando per recuperare tre aule al Mamiani e 4 al Campus, ma sono interventi già programmati. Si tratterà poi di riorganizzare la didattica e le fasce orarie dei docenti, attribuendo loro più ore, e alternando didattica a distanza a lezioni in classe». 

All’agrario Cecchi, fino a quando il meteo lo permetterà si farà lezione all’aperto. «E’ partita una richiesta di preventivi ad imprese del settore per soluzioni provvisorie e moduli ecosostenibili, che ci consentirebbero di ospitare parte di una classe e recuperare spazi anche in autunno – commenta la vicepreside, Chiara Fiorucci – moduli container o strutture anche in legno, con la possibilità di una copertura a tenda e riscaldati, che consentano di fare didattica o laboratorio. Le classi verranno divise a metà, una parte con lezione in presenza e l’altra impegnata nell’alternanza scuola-lavoro, e tutto a rotazione fra il mattino e il pomeriggio. Resta poi da valutare il carico in termini di ore. Un’ipotesi vedrebbe il pomeriggio in presenza dalle 14,30 alle 19.30. Dovremo dialogare con la Provincia».

Complessa l’organizzazione di laboratori e spazi anche all’alberghiero Santa Marta: «Costretti anche noi come altri istituti a sdoppiare le classi – osserva il preside, Roberto Franca – per il nostro istituto mantenere il sabato libero da lezioni, resta un punto di forza e una necessità per dare ai ragazzi più grandi la possibilità di svolgere tirocini, attività stagionali o di famiglia, e l’alternanza pratica scuola-lavoro. Verificheremo tutte le ipotesi. Cercheremo di recuperare con riduzioni orarie di lezione, da 60 a 45 minuti e turnando gli insegnanti, alcuni di loro infatti, potrebbero fare un’ora in più di lezione. Certo resta aperto anche un problema di carenza di personale docente o di sostegno. Più delicata la situazione dei laboratori di cucina, di sala o informatici. Non abbiamo aule grandi e considerando il distanziamento, con venti ragazzi, non sarebbe possibile. Continueremo per questo la didattica a distanza, ma solo per le materie teoriche». 

A Fano, nel caso di eventuali lezioni pomeridiane, il Nolfi-Apolloni sembra essere già oltre le semplici perplessità: «Si creerebbero forti problemi in ricaduta sulle famiglie e per questa ragione le avevamo escluse all’inizio dello scorso anno scolastico», ricorda Samuele Giombi, dirigente del liceo fanese già alle prese con i problemi di agibilità di inizio anno. «Prima di esprimere valutazioni sulle linee guida – prosegue Giombi – attendo di conoscerne il testo definitivo. Si colgono comunque alcuni aspetti ancora poco chiari, tra l’altro proprio quelli determinanti. Le distanze fra gli studenti, 3-4 metri quadri a persona, non permettono di tenerli tutti contemporaneamente in aula. La soluzione più percorribile sembra di conseguenza la didattica integrata, che abbina lezioni in presenza e lezioni a distanza. Avrebbe aspetti problematici, cui ovviare preparandola bene». «Siamo pronti a lavorare con raziocinio ed elasticità – dice Eleonora Augello, dirigente del Polo 3 – in un momento ancora emergenziale, resta però il fatto che le regole sono in una nuvola di aleatorietà. Mancano punti fermi e la cosa non semplifica le decisioni. Senza risorse aggiuntive, per esempio in termini di personale, appare assai difficile attuare alcune soluzioni ipotizzate dalle linee guida. Ribadisco la nostra volontà di fare il meglio alle condizioni date, ma per ora il disorientamento è forte».

Renata Falcomer del liceo Torelli è impegnata come presidente di commissione alla maturità. La sua intenzione è di riunire al più presto lo staff e definire «le ipotesi più funzionali. Faremo il meglio che sia possibile, in un quadro di difficoltà generalizzate, utilizzando spazi e strumenti per garantire le condizioni di sicurezza richieste. Ci troviamo per la prima volta, e spero anche l’ultima, a gestire una situazione così inusuale. Da quanto ho letto mi pare di capire che la realtà diversa da territorio a territorio e da scuola a scuola non abbia permesso di trovare l’uniformità delle soluzioni, quindi abbiamo linee guida non costrittive, che invece lasciano spazio per elaborare scelte adeguate alle specificità».

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