Incinta di due gemelli, la suocera è positiva al Covid: «Ho paura di fare il tampone»

Giovedì 16 Aprile 2020 di Lorenzo Furlani
Fano, incinta di due gemelli, la suocera è positiva al Covid: «Ho paura di fare il tampone»

FANO - «Ho tanta paura perché mi devono fare il tampone, mia suocera è stata contagiata e si è ammalata per il virus, non ho mai sentito tanta ansia come adesso perché se mi trovano positiva mi mandano a partorire a Civitanova». 

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Al tempo del coronavirus può accadere che una misura di sicurezza venga percepita con preoccupazione da chi si trova in una condizione di fragilità emotiva come una giovane mamma in attesa di partorire, tanto più se la sua famiglia si è già trovata esposta all’epidemia. Accade a Parasca Ciorei, 29 anni barista, sposata con Mattia Pierpaoli. Porta in grembo due vite. «Una femminuccia e un maschietto - dice con una voce che vibra subito di gioia appena si accenna ai gemelli -. Il 21 aprile devo andare al Santa Croce di Fano per il pre ricovero, lì è previsto anche il tampone. In base alla visita si deciderà se il parto avverrà il 30 aprile o il 4 maggio perché la mia gravidanza è un po’ più a rischio di quelle di un bimbo solo, perciò mi praticheranno un taglio cesareo».
 
L’azienda ospedaliera Marche Nord esegue lo screening con il test molecolare su tutte le partorienti: chi risultasse positiva verrebbe indirizzata all’ospedale allestito nelle Marche per le mamme contagiate. «Io non sono mai stata a contatto con mia suocera da quando ha preso il virus, probabilmente è successo all’asilo dove lavora come maestra - sottolinea Parasca -. Mio marito ha avuto contatti diretti, comunque nessuno di noi, neanche mio suocero, ha manifestato sintomi. Abbiamo già fatto la quarantena e grazie a Dio nessuno si è ammalato. Però non si sa mai».
Parasca è già mamma di Ricardo, che ha 6 anni: con lui è chiusa in casa, a Bellocchi di Fano, da due mesi. E’ andata in maternità anticipata perché la doppia gravidanza la affatica. «Sono un po’ magrolina - dice ridendo - e non ho tutta questa forza. Non riesco a stare in piedi per più di mezz’ora. Sarei restata a casa comunque ma dal primo giorno sento la mancanza vicino a me dei miei familiari, salvo mio marito, dal quale comunque io e mio figlio abbiamo dovuto vivere separati per due settimane, mangiando e dormendo in stanze diverse. Per fortuna mia suocera ora sta bene, anche se è debole; dopo due settimane di ricovero all’ospedale di Pesaro è stata isolata a casa della figlia e aspetta il tampone che confermi la guarigione». 
Non per questo, Parasca ha smarrito la fiducia. «Certo che ho fiducia nel futuro per i miei figli - esclama con tono squillante -: quando cresceranno racconterò cosa abbiamo vissuto io e loro nella mia pancia». Si chiameranno Luna e Leo e scriverlo qui è un modo per farlo sapere in anticipo con sorpresa ai nonni. «Ricardo è nato il 30 aprile - evidenzia il padre -. Se il cesareo si farà in quella data avremo tre figli tutti nati lo stesso giorno: se non è un miracolo questo poco ci manca. Saremo super felici».

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