Le Marche si spopolano, i nostri esperti: «Una società inclusiva per affrontare il problema della denatalità»

Da sinistra Carlo Carboni, Giorgio Calcagnini, Francesco Chelli
Da sinistra Carlo Carboni, Giorgio Calcagnini, Francesco Chelli
di Maria Cristina Benedetti
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Domenica 27 Novembre 2022, 05:30

ANCONA - È già tardi per invertire la rotta del calo demografico. Giorgio Calcagnini semplifica la complessità: «Le mucche sono uscite dal recinto». Il rettore di Urbino fissa il punto di non ritorno, con le Marche sotto la soglia di 1,5 milioni di residenti: «È un tema importante, se non c’è la popolazione». Ne offre l’immagine sociale: «Sono i paesi che si svuotano». Passa alle conseguenze economiche, con due fenomeni. «Uno è legato all’offerta: se non ci sono gli abitanti il territorio non si sviluppa, non c’è forza lavoro».

Arriva all’assenza della domanda dei servizi, e torna allo sviluppo mancato che genera. Sposta il radar dell’urgenza su un’altra trincea: l’entroterra, che soffre lo spopolamento più di altre aree. «Perché una giovane famiglia dovrebbe decidere di vivere in una zona interna?». Definisce il perimetro d’un circolo vizioso: non restano, non fanno figli, è il deserto. «Nella zona di Pesaro e Urbino ci sono imprenditori che meriterebbero una medaglia: continuano a produrre in luoghi collegati con vie scomode, lontane dall’autostrada». Insinua un dubbio, pare una certezza: «I ragazzi, che dovranno succedere a loro, resteranno?». Invoca visione e interventi a lungo termine, il rettore. Invita a lavorare d’immaginazione: «Con i cambiamenti climatici, i livelli del mare s’innalzeranno: si potrebbe pensare di tornare a spostare la gente dalla costa alla collina». Ripassa dal via: «Servono servizi, strade». È tutto concatenato. 


L’affidabilità 


Esordisce con una premessa, Francesco Maria Chelli. «A differenza di altri tipi di previsione, quelle demografiche hanno una forte affidabilità». Il pro-rettore della Politecnica e docente di Statistica economica procede per gradi: «Si stabilisce il numero di donne fertili e quello medio di figli che possono avere. Si legano le due informazioni e si ottiene il calcolo preventivo delle nascite. Si sapeva già 40 anni fa». Va nelle pieghe più sgualcite: «Nelle Marche, dove il tasso di fertilità è più basso che altrove, si riduce l’effetto-rimpiazzo». Non ipotizza, afferma: «Nel 2070 qui avremo un quarto in meno della popolazione». Deduce: «L’impatto sul Pil sarà enorme, si ridurrà di un terzo per l’Italia». Un processo che rischia d’essere irreversibile, per il prof. «Se il cuore del problema sono le donne, solo sostenendole si affronta l’emergenza». Ripercorre i passaggi di un’antica barbarie: «Se si presentano al lavoro in gravidanza e vengono licenziate, metteranno al mondo sempre meno bambini». La chiave di volta è nelle scelte politiche: «Si deve sostenere la famiglia, è patrimonio di tutta la società». Dà continuità al ragionamento: «Una quarantina di anni fa la Francia aveva detto che il terzo figlio sarebbe cresciuto a carico dello Stato. Hanno così arginato il problema». 


Applica il filtro gentile, Carlo Carboni. «Senza una società accogliente e inclusiva il problema della denatalità diventerà sempre più difficile da affrontare». Il professore di Sociologia della Politecnica offre una alternativa: «Cambiare il modello di società. Bisogna imboccare una via alta, dove il benessere dei cittadini è un punto importante». Riordina i fattori: «La tecnologia è un driver fondamentale, ma senza potenziare il sociale non si tornerà a crescere».


La metafora


Le Marche, per lui, sono media e metafora di questa Italia che perde vigore. «La politica continua a non tener conto delle previsioni e a far poco per il nostro welfare, decisivo per invertire il verso della decrescita. La donna sul lavoro è sempre svantaggiata, un fattore che si ripercuote sulla riduzione delle nascite». Ricorda l’appello di Mario Draghi, prima che diventasse presidente della Bce, in facoltà a Economia, ad Ancona. «Già allora, era prima del 2011, sosteneva che i problemi dell’Italia e delle Marche fossero la tecnologia e la demografia». Aggiorna il cronoprogramma: «Sul primo aspetto ci sono segnali confortanti anche grazie al Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza». Sul secondo, sospende il giudizio.

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