Il prof Iacobucci (Politecnica): «Spopolamento non gestito, si costruiscono scuole per alunni inesistenti»

Il prof Iacobucci (Politecnica): «Spopolamento non gestito, si costruiscono scuole per alunni inesistenti»
Il prof Iacobucci (Politecnica): «Spopolamento non gestito, si costruiscono scuole per alunni inesistenti»
di Maria Cristina Benedetti
4 Minuti di Lettura
Sabato 26 Novembre 2022, 04:30

Spopolamento gestito e non subìto. La formula di Donato Iacobucci tenta di riempire il vuoto di soluzioni. Il docente di Economia Applicata alla Politecnica non concede appelli: «La demografia viaggia con tendenze decennali». 
Prof, eppure l’effetto sorpresa è dominante. 
«È incredibile che ci si continui a meravigliare del calo demografico che interessa l’Italia e che non risparmia la nostra regione. Da decenni gli istituti di statistica propongono previsioni accurate, tutte in discesa libera». 

 
Poche nascite e troppe teste grigie. La natura non perdona.
«Il tasso di natalità, cioè il numero medio di figli per donna, in Italia è caduto in modo significativo negli anni Ottanta: era 1,3 all’inizio del nuovo millennio. Da allora non è stato fatto nulla per contrastare questa tendenza e siamo arrivati al valore attuale di 1,2. La conseguenza è l’inevitabile crollo della popolazione e il suo progressivo invecchiamento. Il fenomeno è cumulativo e con effetti di lungo periodo». 
Converta in pratica il concetto.
«Anche se riuscissimo a far risalire quel tasso, il che è alquanto improbabile, gli effetti non si vedrebbero prima di venti o trent’anni».
Morale: da quasi mezzo secolo abbiamo ignorato questi pronostici.
«Certo e non abbiamo fatto nulla per contrastarli. Il risultato è quello che il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blanciardo, ha definito l’inverno demografico che ci ci aspetta. Si tratta di un vero e proprio disastro a cui corrisponderà una grave sciagura economica». 
I numeri della sventura? 
«Secondo le ultime stime, gli italiani scenderanno a 58 milioni nel 2030, a 54 nel 2050 e a 47 milioni nel 2070. A questa serie negativa, si aggiungerà l’inarrestabile innalzamento dell’età media. Il rapporto tra giovani e anziani sarà di 1 a 3 nel 2050, mentre la popolazione in età lavorativa scenderà in 30 anni dal 63,8% al 53,3% del totale. Se si mantengono le attuali tendenze, a questo punto molto difficili da contrastare, nel 2070 il Pil italiano, che oggi vale 1.800 miliardi di euro, calerà di quasi un terzo». 

Insista pure con gli effetti collaterali
«Per subirli non occorrerà attendere il 2070. Le conseguenze cominceranno a essere evidenti già nei prossimi decenni: il sistema pensionistico e quello sanitario come lo conosciamo oggi saranno insostenibili».
I migranti possono essere una risorsa
«È interessante notare che queste previsioni della popolazione residente tengono già conto dei flussi di immigrazione dall’estero. Da qui al 2070 l’Istat prevede un flusso in ingresso di circa 250mila residenti all’anno, per cui a quella data-spartiacque vi sarà stato un insediamento cumulato di circa 13 milioni di stranieri. Senza i quali l’inverno demografico assumerebbe le sembianze di una glaciazione». 
Passiamo sul fronte delle responsabilità. Di qualcuno sarà la colpa: punti il dito.
«Quello demografico è l’aspetto più emblematico dell’incapacità del sistema politico-istituzionale del nostro paese di programmare azioni che guardano al lungo periodo. Non è stato fatto nei decenni precedenti e continua a non essere fatto. Pianifichiamo servizi e investimenti pubblici ignorando le previsioni demografiche e i loro contraccolpi. Si costruiscono scuole per alunni inesistenti».
Sintomatico è il dibattito sul ripopolamento delle aree interne
«L’87% dei comuni delle zone rurali perderà popolazione e ciò avverrà in modo più accentuato di quanto non accada in altre parti del Paese. Pensare che una redistribuzione dei servizi pubblici possa invertire questa trend è illusorio. Al contrario, bisognerebbe ripensarla prendendo atto di propensioni che è impossibile contrastare». 
Ovvero? 
«Se l’ipotesi di una crescita generalizzata della popolazione in questi luoghi, o anche semplicemente di una tenuta, appare del tutto irrealistica, potrebbe essere utile considerare politiche selettive, che mirino a preservare un sufficiente grado di densità in alcune aree. Accettando come contropartita una più accentuata riduzione in altre. Spopolamento gestito e non subìto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA