Pesaresi (Fondazione Marche): «Alta velocità e infrastrutture, serve una cabina di regia»

Mercoledì 22 Settembre 2021 di Martina Marinangeli
Pesaresi (Fondazione Marche): «Alta velocità e infrastrutture, serve una cabina di regia»

Mario Pesaresi, imprenditore e presidente di Fondazione Marche, il ministro Giorgetti ha fatto notare, intervenendo al Micam, che la nostra regione è una delle più irraggiungibili. Verrebbe da dire: ben venga che qualcuno al governo se ne sia accorto.
«Non è il primo, sono 50 anni che se ne sono accorti».

 

Però poi dalle parole non si è mai passati ai fatti.
«Prendiamo la palla al balzo ora».

Cosa dovremmo fare e portare finalmente a casa infrastrutture attese da decenni?
«Se siamo stati inefficaci per 50 anni, qualche errore c’è stato. Dobbiamo mettere in piedi una cabina di controllo, tipo il controllo di gestione che c’è nelle aziende, affinché monitori a cadenza regolare lo stato di avanzamento. Dobbiamo dire: devo arrivare a Bologna in un’ora, a Roma in due ore, ed ogni tre mesi verificare cosa sia stato fatto per avvicinarsi a quell’obiettivo». 

Qual è, a suo avviso, la priorità delle priorità? 
«Il problema dei problemi è l’alta velocità nei collegamenti ferroviari. Verso Bologna, dovrebbe avere uno standard di un’ora, così che in due ore riusciamo ad arrivare a Milano e ci colleghiamo con il nord. Questo obiettivo non riusciamo a raggiungerlo perché quello dell’alta velocità è un tema complesso e di medio periodo. Dobbiamo mettere in campo degli strumenti». 

Per esempio? 
«Le dico solo che nel 1954, un treno merci andò da Ancona a Bologna in un’ora. Il macchinista, anconetano, prese una multa perché era andato troppo veloce. Dopo 70 anni, ancora andiamo a Bologna in due ore: è stato un problema di linea o di gestione? Era un compito di Fs». 

Ferrovie è il “braccio armato” del ministero delle Infrastrutture?
«Il management fa delle scelte, benché ci siano degli indirizzi politici. Se non si riesce a portare a casa il risultato, la Regione dovrebbe contestare l’operato di Ferrovie. È un problema di management e di investimenti. Per questo propongo una cabina di regia che ogni tre mesi vada a verificare di quanti minuti abbiamo ridotto i tempi di percorrenza sull’Ancona-Bologna e sull’Ancona-Roma. Se dopo tre mesi non sono stati prodotti risultati soddisfacenti, dobbiamo reagire». 

Per reagire e far sentire la propria voce a Roma, le Marche dovrebbero intanto presentarsi unite ai tavoli nazionali, con priorità condivise. Cosa che non sempre avviene
«Parlare a voce unica è il minimo che possiamo fare, ma non basta. Come Fondazione Marche, abbiamo commissionato a Cottarelli uno studio da cui è emerso che, con l’alta velocità, il Pil nella nostra regione crescerebbe del 10%». 

La battaglia più importante da vincere è quella sull’alta velocità Adriatica?
«Sì, ma ci dobbiamo accontentare. Già se ci portassero a Bologna in un’ora ed a Roma in due, sarebbe una buona cosa. Come Fondazione Marche, avevamo anche fatto una cabina di verifica con tre top manager di Ferrovie in pensione e analizzato, punto per punto, le problematiche esistenti. È questo che intendo quando propongo una cabina di regia regionale: un comitato composto da tre persone espertissime che ogni tre mesi fa il punto se abbiamo guadagnato o pesrso 10 minuti. E in questo secondo caso, si va a parlare con il presidente o l’ad di Ferrovie». 

La ragione per cui non portiamo a casa le opere è perché non monitoriamo con costanza lo stato dell’arte, quindi? 
«Non è che non lo monitoriamo con costanza. Proprio ce ne dimentichiamo. Invece queste cose vanno presidiate. Come Fondazione Marche, siamo disponibili ad affiancare la Regione per la cabina di controllo, anche investendo nell’aggregare le corrette personalità».

 

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