Tre agenzie, porto, rifiuti, statuto e nuova Regione Marche: bolle l’agenda del presidente Acquaroli

Francesco Acquaroli, presidente della giunta regionale delle Marche
Francesco Acquaroli, presidente della giunta regionale delle Marche
di Andrea Taffi
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Lunedì 23 Agosto 2021, 04:05 - Ultimo aggiornamento: 15:16

ANCONA - Se non ci fosse stato l’incubo della quarta ondata agganciato a un evento simbolo come la riapertura delle scuole, sarebbe stato “soltanto” un menu ricco e stimolante per un governo regionale, come quello del centrodestra, atteso mai come ora a diversi passi decisivi. Invece, come ormai accade da marzo 2020, sarà una passeggiata ad alto rischio su un filo teso sopra il vuoto. 

Si riapre l’agenda
Con la partecipazione al meeting di Rimini di oggi (dibattito su federalismo e centralismo con i colleghi Toti, Kompatscher, il ministro Gelmini e il costituzionalista Cassese) si riapre l’agenda del presidente Acquaroli.

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In realtà, anche nella settimana ferragostana il planning dell’inquilino di palazzo Raffaello non si è mai chiuso: telefono sempre acceso durante il relax speso a San Girio di Potenza Picena, il governatore pur diradando la presenza in via Gentile da Fabriano ha continuato a sentire e a parlare con tutti dell’autunno caldo che attende il centrodestra. 


La raccomandazione 
Ci sono diverse nomine apicali in arrivo su cui Acquaroli ha raccomandato in continuazione con lo staff un unico mantra: valutare bene tutto e senza fretta perché non ci sarà possibilità di sbagliare con un anno alle spalle già consumato dal Covid. Sarebbe facile mettere in ordine le questioni secondo logica, in realtà sarà più difficile: il primo incastro è con i commissari delle quattro forze di maggioranza che torneranno a vedersi a fine mese. Alcune valutazioni sono demandate a loro prima del confronto finale con Acquaroli. I nomi per i capi dipartimento della nuova macchina regionale, per esempio, sono materia sospesa sul baricentro del triangolo presidente-assessori-forze politiche. Anche qui il governatore ha chiesto prima di tutto nomine inattaccabili per meriti e competenze con un occhio anche agli equilibri politici. 


Il possibile svincolo
Il discorso sembra svincolato dalla scelta delle figure apicali delle agenzie a cui pure andrà dato un verso: si fa presto a dire Ars sopra tutto e tutti. Dalla nomina del direttore dell’ente deputato al raccordo delle strutture sanitarie regionali sicuramente dipenderà il domino dei direttori generali delle aziende anche se Acquaroli, proprio su queste colonne, ha scandito che i manager non si discuteranno subit. Ad annodare il filo teso per il governatore equilibrista concorrono anche le scelte per due agenzie-chiave nei piani iniziali. 


Le due agenzie chiave
Da una parte la poltrona dell’Agenzia del turismo dovrà illuminare un settore la cui delega è rimasta in mano al presidente. Dall’altra il nuovo dirigente della Svem avrà compiti cruciali nello sviluppo delle linee su fondi comunitari e internazionalizzazione. Le carte sono coperte ma gli identikit a fuoco: non si può andare su senior di lungo corso. Costano molto ed è difficile spostarli da posizione di prestigio.

Meglio andare su senior maturi, fascia 45-55 anni, ragionevole esperienza, ma anche ambizione di crescita. Non saranno scelte semplici anche perché su palazzo Raffaello vigilano i cecchini del centrodestra, la vera opposizione che il quadripartito Lega-FdI-Fi-Usc teme molto più del Pd in cerca di autore o di M5S. E se la nomina di Bacci a sottosegretario, con percorso annesso e modifica dello statuto, sembra abbastanza autodifendibile per la caratura del personaggio e la solidità offerta dalla coalizione in aula, è molto interessante vedere quello che succederà per il porto dove si prospetta una partita a scacchi molto interessante.


La partita a scacchi
Ci sono candidati di alto profilo nazionale, ci sono figure interessanti a livello locale, tecnici di consolidata esperienza e diversi outsider. Non lasceremmo troppo indietro la partita del nuovo piano regionale dei rifiuti, da sempre piatto molto ricco che per le emergenze del caso è stato trascurato negli ultimi mesi sia da Ceriscioli che dal successore. Una cosa appare garantita: non ci sarà da annoiarsi.

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