Coronavirus sotto casa: un contagio a Cattolica e uno anche a Pesaro. Marche chiuse otto giorni ma il Governo dice no. Tensione Ceriscioli-premier

Mercoledì 26 Febbraio 2020 di Lorenzo Sconocchini
Coronavirus, l'incubo anche nelle Marche

ANCONA - La rigorosa quaresima dei marchigiani è scattata la scorsa mezzanotte e durerà fino a tutto il 5 marzo prossimo, il tempo deciso nell’ordinanza del governatore Luca Ceriscioli per cercare di arginare il più possibile il diffondersi dell’epidemia da Coronavirus. Un’emergenza che intanto ha varcato per la prima volta i confini regionali, con un caso di contagio evidenziato ieri dai primi test su un paziente della provincia di Pesaro con gli esami completi effettuati questa mattina che hanno confermato la positività, nuovo caso dopo quello su un cacciatore che abita a Morciano di Romagna, in Valconca, a un tiro di sasso dalle Marche.

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E così, con l’epidemia che scende verso sud, scattano misure drastiche di prevenzione anti-contagio nelle Marche, contestate però dal Governo nazionale e dal capo della Protezione civile Borrelli, tanto che si prefigura un conflitto istituzionale e la possibilità che l’ordinanza in vigore da ieri venga impugnata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. In questo clima di aperto conflitto istituzionale, sono intanto iniziati otto giorni di tempo sospeso in cui la vita di un milione e mezzo di persone in tutta la regione cambierà radicalmente, scalando la marcia in una sorta di ritorno al passato, dove le serate si passeranno più in famiglia e per divertirsi bisognerà inventarsi qualcosa di originale. Perché oltre alle scuole di ogni ordine e grado, dagli asili all’università, saranno chiusi da oggi cinema, teatri e discoteche, non si terranno manifestazioni pubbliche, feste di piazza e sagre di paese, e nemmeno gare di ogni disciplina sportiva, che potranno disputarsi solo a porte chiuse. Chiusi anche musei e biblioteche. Sospese le gite scolastiche sia in Italia che all’estero, rinviati concorsi pubblici, tranne quelli sulle professioni sanitarie che si terranno con guanti, mascherine e candidati distanziati di almeno un metro.

E’ il sacrificio necessario che le Marche, secondo il governo regionale, dovranno scontare per affrontare l’emergenza Coronavirus, l’aggressivo agente patogeno importato dalla Cina che si diffonde calando dal Nord e ormai è sotto casa, dopo il caso di contagio da Covid-19 accertato nel pomeriggio di ieri all’ospedale di Cattolica e quello probabile del paziente pesarese. «Pensate che domenica sono stato a cena proprio a Cattolica, giusto per dire quanto siamo vicini», svelava ieri pomeriggio il presidente della Regione annunciando che, dopo il rinvio dell’altro ieri chiesto in extremis dal premier in persona, non è più tempo di tergiversare.

«Ho concesso 24 ore a Conte e poi ho deciso...», è il passaggio in cui forse il governatore del Pd, messo in discussione per una sua ricandidatura alle Regionali, regola qualche conto sospeso con chi per 24 ore lo ha messo all’angolo come tremebondo e sconfessato da Conte, per quella telefonata che lunedì, in piena conferenza stampa per illustrare l’ordinanza anti-contagio, lo aveva indotto ad aspettare fino alla mattina successiva, in attesa del coordinamento nazionale tra Governo e Regioni convocato per dare indicazioni omogenee a livello nazionale sulle misure da adottare. Le dichiarazioni Del premier Conte, in tarda mattinata, escludevano la chiusura delle scuole in tutte le Marche, visto che nelle linee guida del Governo si estendevano le misure di contenimento più drastiche al massimo solo alle province confinanti con quelle interessate dal contagio. L’ordinanza sembrava applicabile tutt’al più alla provincia di Pesaro-Urbino, confinante con Rimini. Invece alle 18 e 30, con un videomessaggio su Facebook e una conferenza stampa quasi senza preavviso, il governatore ha preso tutti in contropiede, decidendo di sterilizzare dal rischio contagio tutt’e cinque le province marchigiane.

Scuole chiuse per 8 giorni, addirittura, anziché 7 come nella prima stesura. Ma cos’è cambiato rispetto a lunedì a mezzogiorno? «Abbiamo preso consapevolezza che la situazione a distanza di 24 ore si è ulteriormente aggravata. Un contagio al confine della nostra regione, a Cattolica - ricordava Ceriscioli prima ancora che si sapesse di un possibile caso positivo anche a Pesaro - ci segnala che sono sempre più urgenti misure di contenimento». In conferenza stampa, a parte un tocco d’ironia sulla comodità di avere il telefonino scarico e dunque non raggiungibile da Palazzo Chigi, il governatore escludeva di aver adottato l’ordinanza in contrasto con il premier e il Governo.

«C’è stata disponibilità a trovare una soluzione condivisa e abbiamo chiesto di inserire nel prossimo decreto sul Coronavirus le Marche tra le Regioni attenzionate, visto che non ha senso affrontare il discorso della continuità territoriale solo in termini di province senza ancorarlo a dati oggettivi sulle distanze», dichiarava Ceriscioli. Ma le reazioni del Governo, già nei Tg della sera, smentivano questo clima di armonia ritrovata, parlando di ordinanza «che non rispetta la linea concordata oggi con le Regioni che sono fuori dall’area del contagio». Ceriscioli non fa un passo indietro. «È una scelta importante - illustra l’ordinanza - dove con il contributo di tutti potremo arginare l’ampliarsi del contagio. Una scelta che riguarda la nostra salute e chiediamo a tutti quanti di attenersi scrupolosamente alle indicazioni. Facendo ognuno il proprio dovere, sarà possibile fare una grande azione collettiva di contenimento del virus». E questa mattina si saprà con certezza se c’è anche il paziente-1 delle Marche, dopo 18 casi sospetti che avevano dato esito negativo.

Ultimo aggiornamento: 27 Febbraio, 10:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA