Patriarchi verdi, la mappa degli alberi secolari delle Marche. Un patrimonio da custodire

Giovedì 17 Giugno 2021 di Véronique Angeletti
La mappa degli alberi secolari nelle Marche

ANCONA - «Tu sarai un Cedro per la nobiltà della tua sincerità e della tua dignità; Biancospino per lo stimolo alla correzione e alla conversione; Mirto per la discreta sobrietà e temperanza; Olivo per la fecondità di opere di letizia, di pace e di misericordia; Abete per elevata meditazione e sapienza; Olmo per le opere di sostegno e pazienza; Bosso perché informato di umiltà e perseveranza».

È la regola eremitica del 1080 su cui si fonda la Comunità camaldolese nata nel cuore della foresta appenninica al monastero di La Verna nel casentinese e in quello di Santa Croce di Fonte Avellana a Serra Sant’Abbondio nel pesarese.

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La prima regola
La prima regola scritta che mette la vita vissuta in rapporto con l’ambiente all’origine del Codice Forestale Camaldolese candidato a patrimonio immateriale universale Unesco Un’etica che si legge nei paesaggi marchigiani magari con un tour dedicato agli alberi. «La storia di un patto antico, di un’alleanza in cui l’uomo si pone come il custode dei patriarchi verdi» scrive il colonnello dei carabinieri forestali Gabriele Guidi, autore e coordinatore di “Formazioni vegetali e monumentali delle Marche”. Ne ha censiti e schedati ben 397 e il pdf del suo libro si trova in rete.

Il viaggio
Ovviamente, il viaggio inizia dall’albero più antico delle Marche. Si trova nell’orto botanico del Monastero di Fonte Avellana a Serra Sant’Abbondio. È un tasso (Taxus baccata) di circa 600 anni. Per chi ama il “maestoso”, vince un Platanus orientalis, ha 8,5 metri di circonferenza, è alto 26 metri e da 550 anni vigila sulla Salaria in località Mozzano. Ad Ascoli, lo chiamano il “Platano di Picciò”, perché era il nascondiglio di Giovanni Piccioni che, nel 1849, organizzò nell’alto Piceno il brigantaggio antiunitario. Tra gli oltre due metri di diametro, con i suoi 450 anni, un viaggio meritano una roverella a Treia, un faggio di 400 anni sul monte Nerone a Piobbico e il faggio di Canfaito a San Severino Marche.
L’albero più grande delle Marche è un Ginko biloba, ha 180 anni, è alto 37,65 metri e si trova nell’orto botanico dell’Università di Camerino. Per chi ama le specie esotiche, tra i 13 Cedri del Libano recensiti, il più grande è piantato a Montegiorgio, ha 250 anni. Come meritano una visita i quattro Cerro-sughera. Uno in comune di Apecchio, uno a Borgo Pace, uno a Serravalle del Chienti ed infine uno a Fiastra. Come non può mancare un omaggio all’albero del Pane, pluricentenario in località Umito ad Acquasanta terme, simbolo della civiltà del castagno sull’Appennino. Tra i testimoni della storia, il leccio di Macerata Feltria, che ricorda la sosta di Garibaldi il 29 luglio 1849 in ritirata verso Ravenna mentre una roverella a San Vito di Carassai ha nel suo tronco i proiettili sparati durante un conflitto a fuoco tra partigiani e tedeschi.

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