La piccola Jennifer morta nel rogo, la mamma a processo per omicidio. «Ma in tribunale la verità verrà fuori»

La piccola Jennifer morta nel rogo, la mamma a processo per omicidio. «Ma in tribunale la verità verrà fuori»
di Pierpaolo Pierleoni
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Venerdì 12 Marzo 2021, 05:20

SERVIGLIANO - Si aprirà martedì prossimo al tribunale di Fermo, il processo per omicidio nei confronti di Jennifer Krasniqi, la bimba di 6 anni trovata morta in casa a Servigliano a gennaio dello scorso anno. Al banco degli imputati, unica accusata, la madre della piccola, Pavlina Mitkova. Era lei in casa con la vittima e la sorellina minore, lei è accusata di averla soffocata nel sonno con un corpo morbido, verosimilmente un cuscino, per poi appiccare il fuoco in cucina per simulare un incendio.

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Una tesi che la donna ha sempre negato. La signora Mitkova, 38enne, è stata arrestata una settimana dopo la morte della figlia, quando gli elementi in mano agli inquirenti hanno iniziato a far vacillare la pista dell’incidente. Inizialmente accusata di incendio doloso e morte come conseguenza di altro reato, ha visto poi trasformarsi il capo di imputazione in omicidio volontario aggravato, dopo i risultati dell’autopsia. Il papà della bimba, Ali Krasniqi, non era in casa quella notte, verosimilmente si costituirà parte civile nel processo. A difendere la donna di origine bulgara gli avvocati Emanuele Senesi e Gianmarco Sabbioni, che proprio oggi si recheranno al carcere di Pesaro, dove la Mitkova è detenuta, in vista dell’udienza preliminare.

«Abbiamo studiato gli atti dell’indagine – commenta l’avvocato Senesi –: riteniamo ci siano alcuni aspetti da approfondire e, in base alle testimonianze della sorellina di Jennifer, possano emergere alcuni elementi di rilievo. Servirà da valutare la capacità di stare in giudizio della nostra assistita. Lei è sempre rimasta molto chiusa in questi mesi, la sua versione non è mai cambiata, sostiene di non aver ucciso la figlia e di essersi svegliata quando in casa c’era odore di bruciato e la cucina era in fiamme».

Una ricostruzione, però, che appare smentita dai rilievi effettuati dai carabinieri e dal Ris di Roma che ha effettuato specifici approfondimenti sul luogo del delitto. Non dovrebbe essere in discussione neanche la capacità di intendere e di volere della mamma, dato che anche una perizia effettuata dalla dottoressa Roberta Bruzzone, consulente della difesa, avrebbe escluso che la donna fosse incapace al momento in cui la figlia è morta.

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