Uccise sua figlia, adesso è definitiva la condanna a 25 anni per la morte della piccola Jennifer

Uccise sua figlia, adesso è definitiva la condanna a 25 anni per la morte della piccola Jennifer
Uccise sua figlia, adesso è definitiva la condanna a 25 anni per la morte della piccola Jennifer
di Benedetta Lombo
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Venerdì 24 Giugno 2022, 04:20

SERVIGLIANO - Uccise la figlia Jennifer di 6 anni e appiccò un incendio a casa per nascondere le prove del delitto, diventa definitiva la pena a 25 anni per la madre Pavlina Mitkova, 40enne di origine bulgara accusata di omicidio volontario aggravato e incendio. L’esecuzione della sentenza passata in giudicato è stata notificata anche ai difensori della donna, gli avvocati Emanuele Senesi e Gianmarco Sabbioni.

Il carcere
La donna attualmente è in carcere a Bologna (dove è stata trasferita dalla casa circondariale di Pesaro). La sentenza di primo grado era stata emessa dai giudici della Corte d’Assise di Macerata il 29 settembre del 2021 (l’omicidio risale al 7 gennaio 2020) che si erano presi 90 giorni per il deposito delle motivazioni. A seguito della lettura i difensori hanno deciso di non ricorrere in Appello, stessa strada percorsa anche dalla Procura di Fermo (che in sede di discussione aveva chiesto una pena più severa, l’ergastolo). «Con le prove a carico della nostra assistita – ha spiegato l’avvocato Senesi –, appurato che è capace di intendere e volere su questo aspetto si sono già espressi l’equipe di Barcellona Pozzo di Gotto, la dottoressa Bruzzone e il dottor Melchiorri, in assenza di una credibile versione dei fatti data dall’imputata è impossibile ottenere un risultato migliore.

Oltretutto nelle motivazioni non abbiamo ravvisato criticità, la sentenza ci è parsa equilibrata». Per i giudici gli accertamenti eseguiti sul corpicino della piccola davano risultati inequivocabili, a partire dall’autopsia da cui era emerso che la piccola era già morta prima dell’incendio per soffocamento, la madre le avrebbe premuto con forza un gattino di peluche sulle vie aeree annegandola nella vasca da bagno. Le fibre cellulosiche trovate nei bronchi «erano state inalate da Jennifer con atto inspiratorio così profondo, intenso, violento e disperato, emblematicamente paragonato alla forza di trazione esercitata da un’aspirapolvere, da rimanere intrappolate negli alveoli bronchiali». Tra l’altro all’arrivo del medico del 118 la piccola era già rigida.
 

I dubbi
Nell’istruttoria non è stato possibile «individuare con certezza un movente», ma «in presenza della prova dell’attribuibilità dell’azione all’imputato - scrivono i giudici – l’accertamento del movente non è essenziale». Si possono però formulare ipotesi, si può supporre per la Corte che «la donna abbia reagito a un qualche capriccio di Jennifer in preda a uno stato passionale momentaneo». La sorellina della vittima a un’educatrice, dopo il delitto, aveva detto: «Io ho paura della mia mamma quando si arrabbia, diventa cattiva».

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