Montegiorgio, l'ospedale non chiude
ma si trasforma in Casa della salute

L'ospedale non chiude
ma si trasforma
in Casa della salute
MONTEGIORGIO - Tutto secondo i piani: l'ospedale di Montegiorgio non chiude, ma si trasforma. E lo farà entro il 31 dicembre, quando perderà quella denominazione che affonda le origini nel Trecento per trasformarsi in una Casa della salute. È quanto ha annunciato giovedì sera in una affollata sala consiliare (un centinaio i presenti) il direttore dell'Area Vasta 4 Licio Livini intervenuto all'assemblea organizzata dal gruppo Montegiorgio in Movimento per parlare di sanità pubblica.

L'intervento di Livini ha però lasciato qualche angolo nebuloso, nonostante per il numero uno della sanità fermana non sarà un passo indietro, ma anzi un potenziamento per la struttura, che diventerà un centro per le cure intermedie, quelle che si pongono a metà tra l'assistenza h24 di una casa di riposo e quella ospedaliera.



"Cronicità, non autosufficienze e disabilità sono le vere criticità per la sanità, perché l'ospedale è un luogo in cui il paziente sta per periodi limitati di tempo - ha spiegato Livini - la Regione ha stabilito da tempo che Sant'Elpidio a Mare e Montegiorgio si trasformeranno in case della salute di tipo C, quelle di più alto livello. Avrà venti posti, la medicina generale resterà e pure il punto di primo intervento". Quest'ultimo, però, si trasformerà di fatto in un ambulatorio dove saranno erogate prestazioni su prenotazione. Le emergenze da pronto soccorso saranno in toto smistate a Fermo. E la transizione da ospedale a casa della salute avverrà mantenendo il personale ospedaliero ma solo per ora, perché progressivamente saranno i medici di base a sostituirli. "Ma non si tratta di un impoverimento, ma di un arricchimento, si investono risorse per circa 2 milioni di euro - ha ribadito Livini - non se ne vanno i laboratori, resta la Potes, non mi sembra poco".



A precedere l'intervento del direttore dell'Area Vasta, il dottor Carlo Iacovelli dell'associazione Casa Comune, che ha parlato del decreto Appropriatezza in passaggio nelle commissioni parlamentari e che potrebbe limitare l'attività dei medici di base, quindi la dottoressa Maria Volponi in rappresentanza del Sindacato medici, e il segretario provinciale di Spi-Cgil Paolo Filiaci, che ha dato fiducia al riordino in essere. Critica, invece, la posizione di Giuliana Nerla, consigliera comunale di Montegiorgio in Movimento e organizzatrice della serata. "Siamo stati accusati di allarmismo quando abbiamo fatto notare le progressive chiusure nel nostro ospedale - ha ribadito la Nerla - restiamo vigili, i cittadini devono sapere cosa sta succedendo".

Accorato l'intervento di Don Franco Monterubbianesi, fondatore della Comunità di Capodarco, che ha sottolineato come "solo le Rsa non bastano per l'integrazione sul territorio dei ragazzi disabili che perdono i loro genitori", rilanciando la necessità di "investire sulle case-famiglia".



Il sindaco Armando Benedetti ha voluto rimarcare quello che ha detto più volte nei suoi interventi. Ovvero che "l'ospedale non chiude. Mi fa piacere si sia chiarita la cosa una volta per tutte", confermando anche l'esplorazione tra alcuni privati che avessero intenzione di costruire una struttura da destinare ad Rsa da 20 posti in convenzione. Anche il primo cittadino, da medico, ha però espresso qualche perplessità sulla riforma: "Le ore di presenza dei medici saranno limitate a 5 delle 12 diurne".
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Sabato 21 Novembre 2015, 02:37 - Ultimo aggiornamento: 07-11-2015 10:11

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