Bancarotte e riciclaggio di 130 milioni: si scava nei computer degli indagati

Bancarotte e riciclaggio di 130 milioni: si scava nei computer degli indagati
Bancarotte e riciclaggio di 130 milioni: si scava nei computer degli indagati
di Pierpaolo Pierleoni
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Mercoledì 29 Luglio 2020, 10:29 - Ultimo aggiornamento: 11:11

FERMO - Più di quattrocento pagine di ordinanze di custodia cautelare, 90 campi d’imputazione a carico di ben 146 indagati. La maxi operazione Backgorund portata a termine dalla Guardia di finanza entra ora nel vivo, dopo i 9 arresti dalla procura di Ancona, a cui si aggiungono i domiciliari per altre 2 persone ordinati dalla procura di Ascoli (un terzo è anche oggetto di custodia in carcere dalla procura dorica). Ieri la procura distrettuale ha disposto la nomina di un Ctu, un perito informatico che si occuperà di scandagliare tutti i computer ed i dispositivi informatici posti sotto sequestro.

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Dentro la memoria e gli archivi di pc, smartphone, tablet ed hard disk potrebbero esserci altri elementi determinanti per ricostruire in modo ancor più chiaro 9 anni di lavoro. Oggi ad Ascoli sarà il giorno dell’interrogatorio per fare chiarezza sulla fuga di notizie dalle Fiamme gialle. Saranno ascoltati infatti un finanziere ed il soggetto che avrebbe fatto da intermediario con Marco Cimorosi, il 46enne di Montegranaro ritenuto il vertice dell’organizzazione criminale. I due sono indagati anche dalla procura di Ancona.
 
Il militare, Luigi Minichelli, 59 anni, assistito dall’avvocato Francesco Voltattorni, è accusato di aver ripetutamente rivelato, in cambio di denaro, informazioni sul procedimento penale a carico di Cimorosi, di cui era a conoscenza per via del lavoro che stava svolgendo insieme ai colleghi. Rivelazioni coperte da segreto istruttorio che avrebbero aiutato l’uomo ad eludere le indagini. A fare da mediatore e, secondo l’accusa, a retribuire il finanziere per le sue rivelazioni, sarebbe stato il sambenedettese Marco Di Girolamo, difeso dall’avvocato Roberta Alessandrini, che tutela anche il “dominus” Marco Cimorosi insieme all’avvocato Stefano Diamanti. 
Cimorosi
Cimorosi, detenuto al carcere di Montacuto, sarà sentito venerdì, come anche le altre 8 persone finite in carcere nella maxi operazione avviata nel 2017: Massimiliano Cimmino, Pio Cimmino, Lucia Cocozza, Maximiliano Ivan Gonzalez, Teresa De Las Mercedes Torres, Domenico La Manna, Rodolfo Lattanzi, Endrio Mancini. Le accuse vanno dall’associazione a delinquere alla bancarotta fraudolenta, dal riciclaggio all’autoriciclaggio, per un importo complessivo di ben 130 milioni di euro. 
Il clan

E secondo i pm, il clan sarebbe stato pronto a sfruttare anche le opportunità offerte dall’emergenza Covid, per mettere le mani sulle risorse stanziate per fronteggiare la grave crisi delle imprese. Tutto era partito da una segnalazione di carattere finanziario emessa dalla Direzione nazionale antimafia, su cui la Direzione distrettuale antimafia di Ancona ha avviato le indagini, toccando ben 90 società distribuite in 9 regioni italiane. Gli inquirenti, dopo aver ricostruito i vari movimenti e flussi di denaro, ritengono che il sodalizio abbia impiegato una pluralità di società, collocate sia in Italia che all’estero, per consumare svariati reati finanziari, ma anche reimpiego di capitali provenienti da attività delittuose, oltre all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazioni infedeli ai fini delle imposte, omissione della presentazione di dichiarazioni obbligatorie. Lunghissimo l’elenco di imprese fallite che sarebbero state adoperate per mettere a segno i piani criminosi e sottrarre somme esorbitanti. 
Le società coinvolte
Tra le società al centro del giro, la Capital Sharing, la Centro Plastica, la Go.Pel, la Effige Srl, la Outsourcing Srl, la Sevenplast, World Plast, Edilplastic, Euroigam, Inventa Srl, Arredi Sinergy, Intermobil, Meli 2010 costruzioni, La Cicala Srl, Fabbrica Morichetti Srl, Gianfema. Ditte che operavano prevalentemente tra il ramo calzaturiero e quello della gomma. Il giro smascherato varcava ampiamente i confini italiani. Le operazioni finite nel mirino delle Fiamme gialle arriva fino in Ungheria, Romania, Slovacchia, Bulgaria, Lituania, Moldavia, persino agli Stati Uniti. Ben 80 le intercettazioni telefoniche effettuate: tra queste, una in cui Cimorosi si diceva tranquillo e convinto che sarebbero serviti 20 anni alla Finanza per venire a capo del fitto groviglio di società messo in piedi.

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