La rabbia dei sindaci sui vaccini che non ci sono: «In queste condizioni meglio chiudere». Sei hub attivati, 40 dosi al giorno

Giovedì 13 Maggio 2021 di Francesca Pasquali
Vaccini carenti, l'ira dei sindaci del Fermano

FERMO -  C’è maretta tra i centri vaccinali periferici e l’Area vasta 4. Aperti per non far spostare più di tanto gli anziani, da qualche settimana, i vaccini, li vedono arrivare con il contagocce. Di fiale ce ne sono poche dappertutto. Ma i Comuni, che hanno aperto i sei centri vaccinali quasi solo con le loro forze, a fare da comparse, non ci stanno. «I vaccini li mandano tutti a Fermo», dicono. E, infatti, la “don Dino Mancini”, da sola, fagocita più della metà delle dosi giornaliere. E c’è anche chi mi minaccia di chiudere il suo, di centro, se non gli verranno consegnate più dosi. 

 

 

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Come il sindaco di Falerone. «Se a qualcuno dà fastidio che una struttura efficiente e molto apprezzata come la nostra funziona bene, la chiudiamo. Vogliamo solo dare un servizio ai cittadini. Se si vogliono privilegiare altri centri vaccinali, basta dirlo», attacca Armando Altini. Che tesse le lodi del centro allestito nella palestra comunale di Piane. Dove dovrebbero convergere circa 21mila abitanti di dieci Comuni della media Valtenna. Un centro «a costo zero per l’Asur, visto che gli infermieri li paghiamo noi», spiega Altini, «con file quasi inesistenti e un ciclo interno velocissimo». In mezz’ora – assicura –, entri ed esci vaccinato. Ventidue al giorno. Di più, la piattaforma delle Poste, non ne fa prenotare. 

Il Comune s’era attrezzato con un sistema parallelo: una app che, però, da qualche giorno è stata bloccata perché non faceva più prenotare. Morale: nel centro, ogni giorno, ci sono più operatori e volontari che persone da vaccinare, che non arrivano a quaranta, tra prime e seconde dosi. «Se non ci danno i vaccini, finiti i richiami, chiudiamo», intima Altini. Ma non è solo questione di dosi. I centri periferici hanno anche problemi con le prenotazioni. Nel senso che non sempre compaiono nella piattaforma delle Poste.

Succede a Falerone e succede a Petritoli. «Ieri sera (martedì, ndr), nel portale, Petritoli ancora non c’era», spiega il sindaco Luca Pezzani, che ha scritto all’Asur per chiedere lumi. Perché, se non riesce a prenotarsi nel centro più vicino, la gente ne sceglie un altro, che spesso è quello di Fermo. Che poi si ingolfa. «Facciamo sui 25 vaccini al giorno, ma potremmo farne il doppio, se permettessero ai cittadini di venire», dice Pezzani e racconta che, da quando è attivo, il centro valdasino ha sempre avuto problemi con le prenotazioni. «L’abbiamo aperto dopo una lunga battaglia. Adesso, sfruttiamolo al massimo», chiosa il sindaco. Numeri risicatissimi anche a Porto San Giorgio, dove si possono prenotare 33 persone al giorno. Dalla scorsa settimana, il centro nella sede della Croce Azzurra è entrato nella piattaforma delle Poste. 


«Abbiamo preteso di essere centro territoriale, altrimenti avremmo avuto solo i vaccini per i medici», spiega il sindaco Nicola Loira. A mezzo servizio, il centro costiero aspetta la «valanga» di dosi. «Siamo pronti per la vaccinazione di massa – aggiunge Loira – e in attesa di avere i numeri previsti per alleggerire il centro di Fermo. Perché il nostro è un centro funzionale per i sangiorgesi, ma anche per gli abitanti della costa nord di Fermo». Oggi pomeriggio si riunirà la Conferenza dei sindaci. All’ordine del giorno, proprio la campagna vaccinale.

 

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