Caro bollette, i Comuni in trincea per aziende e famiglie: «Ma non trattateci come bancomat»

Caro bollette, i Comuni in trincea per aziende e famiglie: «Ma non trattateci come bancomat»
di Chiara Morini
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Lunedì 24 Gennaio 2022, 05:45

FERMO - Aiuti alle famiglie in difficoltà a causa del caro bollette? I Comuni cercano di fare del proprio meglio, ma l’operato dei servizi sociali rischia di venire vanificato proprio dagli stessi aumenti che vanno a incidere (e non poco) sulle casse comunali proprio per le spese delle utenze.

«Non riusciamo ad intervenire per mano dei nostri Servizi sociali – commenta il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro – perché dall’oggi al domani la situazione cambia e qui parliamo di molte migliaia di euro. Non è che si può smettere di riscaldare scuole, centri sociali, e tutti gli altri edifici pubblici. La spesa per metano e corrente aumenta e va a togliere risorse. I Comuni non possono essere usati sempre come bancomat. Comunque serve assolutamente un intervento governativo, poi per le fragilità i Servizi sociali sono lì per gli aiuti».


L’impegno
Calcinaro va oltre e considera non solo le famiglie in senso stretto, ma anche le piccole attività, imprese spesso a conduzione familiare, che rappresentano, per la famiglia, a volte anche l’unica fonte di reddito. «Qualche giorno fa – dice il sindaco fermano – parlavo proprio di questo con un ristoratore di Fermo, che mi diceva che gli sono raddoppiati i costi. Il Comune ha un inizio e una fine, intendo sottolineare nuovamente che pure gli enti hanno le spese e rischiamo di finire tutti sulla stessa barca se il governo non interviene in maniera efficace». Qualche cosa l’esecutivo guidato dal premier Draghi ha messo in campo, ma in molti hanno detto che non sono misure sufficienti. Bisognerà vedere se basteranno o se arriveranno altre richieste di aiuto a Roma. Inoltre nei giorni scorsi Stefano Cencetti dell’Udc aveva lanciato un appello dicendo che anche gli enti locali possono fare la loro parte. Ma è proprio vero? «Adesso studiamo bene la norma – rimarca il vicesindaco e assessore ai Servizi sociali del Comune di Porto San Giorgio, Francesco Gramegna – studieremo il decreto del governo, sembra che ci siano stati stanziamenti, poi vedremo il da farsi. Intanto vorrei ricordare l’intervento attuato poco prima di Natale».


Il periodo
Alla fine di novembre, infatti, il Comune di Porto San Giorgio aveva pubblicato un avviso, in cui a seconda dei componenti del nucleo familiare, del livello di Isee e del patrimonio immobiliare, concedeva da un minimo di 200 euro a un massimo di 650 (meno di 10mila € di Isee e meno di 10mila euro di patrimonio immobiliare), e da un minimo di 100 a un massimo di 450 (con Isee inferiore a 20mila € e patrimonio immobiliare minore di 10mila €). «In questo caso – ricorda ancora Gramegna facendo il punto sugli aiuti del Comune – i buoni venivano concessi sotto forma di accredito virtuale sulla tessera sanitaria e spendibili fino al 31 gennaio, negli esercizi commerciali di cui all’elenco pubblicato».


Le utenze
Si tratta di «buoni validi per acquisti di prodotti alimentari e pagamento delle utenze domestiche. Oltre alla mensa scolastica, per chi ha indicato, in fase di domanda, l’importo richiesto per tale spesa», dice ancora l’assessore. Per il futuro si vedrà, ma le difficoltà non sono solo, ovviamente, per Fermo e Porto San Giorgio.


Il futuro
«Al momento – ricorda il sindaco di Montegranaro, Endrio Ubaldi – non facciamo previsioni. Negli anni scorsi c’era un fondo Covid». Il che ha potuto significare un sostegno per complessivi 108mila euro. «Attualmente – prosegue Ubaldi – non possiamo prevedere, dobbiamo prima chiudere il bilancio di previsione, e capire gli aumenti. Per ora stimiamo un +20%. Il governo centrale deve intervenire, noi come Comune non possiamo fare più di tanto».

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