La grande invasione di alieni ma sono solo le noci di mare

Giovedì 16 Settembre 2021 di Roberto Danovaro
La grande invasione di alieni ma sono solo le noci di mare

Siamo di fronte a una grande invasione di alieni. Ma niente paura, non si tratta di creature extraterrestri, si tratta di specie che non hanno mai vissuto nei nostri mari, ovvero organismi che vengono dall’altra parte del mondo. Si chiamano Mnemiopsis leidyi o noci di mare e sono parte del plancton gelatinoso e raggiungono una dimensione di 10 cm. Assomigliano alle meduse ma non sono meduse, sono ctenofori e sono arrivati in Adriatico da poco. Tuttavia, la loro invasione parte da lontano. Le noci di mare hanno prima colonizzato il Mar Nero dove sono stati introdotti involontariamente all’inizio degli anni 80 con le acque di zavorra delle grandi petroliere. Le acque di zavorra sono acque marine incamerate nei serbatoi delle petroliere per permetterne la stabilità in navigazione una volta che hanno scaricato il petrolio. Le petroliere partivano da Odessa, in Mar Nero, con un carico di petrolio che scaricavano nei porti statunitensi per tornare piene di acqua dell’Atlantico, la quale veniva scaricata in Mar Nero per fare un nuovo carico di petrolio. Parliamo di centinaia di migliaia di tonnellate di acqua di mare trasportate per ogni viaggio. Grazie a queste navi, tantissimi organismi marini, che non avrebbero mai potuto attraversare un solo oceano, sono arrivati ai quattro angoli del pianeta. Alcuni di loro, come le noci di mare, hanno trovato i nuovi ambienti assolutamente confortevoli e li hanno invasi. In un decennio sono esplosi in tutto il Mar Nero determinando una riduzione di oltre il 60% del pescato di pesce azzurro e hanno causato impatti sociali ed economici importanti portando alla perdita di oltre 20.000 addetti del settore pesca. L’uomo ha cercato di contrastare questa specie in tutti modi ma sempre senza successo. Inizialmente, la noce di mare aveva invaso solo il Mar Nero, ma gradualmente si è espansa anche nel Mediterraneo. Ora sta esplodendo in Adriatico. Proprio in questi giorni, un gruppo di ricercatori dell’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale di Trieste sta studiando la sua diffusione in Adriatico. Il rischio è grande: questa è una specie invasiva ovvero capace di crescere e riprodursi molto rapidamente ed è un vorace predatore di forme giovanili di pesce azzurro. Sterminando i piccoli, ovviamente, il pesce azzurro non raggiunge le dimensioni pescabili e non arriva nei nostri piatti, con effetti negativi sul settore della pesca e dell’economia. La storia delle specie aliene ci dice che solo la natura è in grado di combatterle ritrovando i suoi equilibri, magari dopo 10-20 anni come è avvenuto in Mar Nero. Oggi il fenomeno lì è stato molto ridimensionato grazie all’ingresso e crescita dei predatori della noce di mare. Tra questi anche ctenofori e meduse, come la vespa di mare. La speranza è che l’esplosione osservata in questi giorni tra Fano e Pesaro avvenga in un momento in cui il pesce azzurro sia poco abbondante per non causare danni ma in futuro il problema potrebbe essere rilevante, non solo in Adriatico ma in tutti i mari italiani. Anche per i nostri mari, come in Mar Nero, possiamo solo sperare che la natura faccia il suo corso e che i predatori naturali di questa specie ne limitino la diffusione. Altrimenti il nostro Mar Adriatico, già martoriato da una pesca insostenibile con reti a strascico e turbosoffianti, potrebbe vedere un crollo della pesca nel settore del pesce azzurro. Non mi sorprenderebbe sentire in futuro qualche ministro annunciare l’aumento dei costi delle acciughe o il settore pesca chiedere interventi del governo per sostenere i lavoratori messi a rischio disoccupazione da questa crisi annunciata. Ma se avverrà, ricordiamoci che è una nostra responsabilità perché l’impatto dell’uomo sul mare ha alterato gli equilibri ecologici necessari a contrastare l’invasione di specie aliene a partire dalla non istituzione delle aree marine protette per non disturbare alcuni portatori di interessi. Non ci sono quindi buone notizie per il futuro dei nostri mari ma gli ultimi bagnanti della stagione estiva in chiusura possono stare tranquilli. Fortunatamente questo piccolo organismo gelatinoso non è per nulla urticante. Possiamo quindi nuotare allegramente in mezzo alle noci di mare apprezzando i riflessi iridescenti di questi bellissimi e terribili piccoli predatori dei mari.

*Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine

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