Banca Intesa-Ubi, definita la quota Marche: 305 uscite volontarie entro il 2023

Giovedì 1 Ottobre 2020 di Francesco Romi
Banca Intesa-Ubi, definita la quota Marche: 305 uscite volontarie entro il 2023

ANCONA - Comincia a prendere ufficialità e forma il complesso puzzle bancario che porterà all’incorporazione di Ubi Banca nel gruppo Intesa Sanpaolo: l’accordo sindacale, siglato martedì notte, rappresenta un passaggio chiave perché riguarda gli assetti occupazionali di quella che sarà, anche nelle Marche, la banca con il maggior numero di filiali e con la fetta più importante del mercato; in pratica, quella che avrà il maggiore e più forte legame con il territorio e i piccoli risparmiatori. 

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L’orizzonte temporale, almeno di questo capitolo, è la fine del 2023, quando verranno completate le uscite volontarie (ne sono previste 5 mila a livello nazionale) e le 2.500 nuove assunzioni, completando così una razionalizzazione necessaria se vista dal punto di vista industriale e obbligata se vista nell’ottica di Bruxelles. 
 
Bper si rafforza Per le Marche le uscite previste sono 305, 108 provenienti da Isp e 197 da Ubi: si tratta di numeri che fanno parte del fresco accordo con i sindacati, ma che al momento restano sulla carta perché non è detto che tutte le unità interessate all’interno di questo perimetro possano utilizzare l’uscita anticipata del Fondo solidarietà; un aspetto non secondario, quest’ultimo, perché potrebbe mettere di nuovo tutto in discussione. E a proposito delle regole antitrust nell’Ue, che avevano imposto a Isp di liberarsi di 532 filiali in Italia: nel febbraio c’era stato un accordo con Bper e il cda della banca che ha sede a Modena (la sesta nel ranking nazionale), martedì ha ratificato il closing dell’operazione per la seconda metà di febbraio 2021 per quanto riguarda le filiali Ubi (sulle 212 totali delle Marche sono 85 quelle interessate) e nel secondo trimestre 2021 per quanto riguarda le filiali di Intesa Sanpaolo. Questa operazione consentirà a Bper diventerà la seconda banca per numero di filiali (102, considerando le 17 già presenti) e quote di mercato nelle Marche, proprio alle spalle del colosso leader in Italia e quotato alla Borsa di Milano, che potrà contare su una diffusione territoriale poco più che doppia. 
Il doppio binario
Come è evidente le due operazioni (accordo con i sindacati e scorporo delle filiali in esubero) procedono parallele ma sono entrambe propedeutiche all’incorporazione definitiva. Il passaggio di filiali e personale da una banca all’altra è al momento un processo tecnico già deliberato e con tempi certi di complemento: vanno però identificate le filiali Ubi che Isp venderà a Bper, perché si tratta di tenere conto non solo delle disposizioni dell’antitrust, che ha indicato persino i comuni sui quali attivare le operazioni, ma soprattutto del rapporto impieghi/raccolto che caratterizza ogni singola filiale.
L’operazione
Più lenta e delicata, invece, si annuncia l’operazione dimagrimento inserita nel piano industriale di Isp e definita all’interno dell’accordo con i sindacati dei bancari. Accanto ai numeri e alle migliori condizioni per uscire dal Gruppo, il dossier Marche riguarda innanzitutto la salvaguardia dei livelli occupazionali: l’accordo prevede che i due-terzi delle uscite siano compensati da un centinaio di neo assunti, ma non è detto che questi lo siano nelle Marche. 

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