In arrivo 126mila dosi ma i vaccini in provincia non bastano per tutti

Giovedì 1 Ottobre 2020
In arrivo 126mila dosi ma i vaccini in provincia non bastano per tutti

ANCONA  - Sono in arrivo 126mila dosi di vaccino antinfluenzale per la provincia di Ancona - il 30% del totale regionale - ma non basteranno per tutti. Le richieste sono elevatissime - la stima è di oltre 200mila persone interessate - anche da parte delle categorie non a rischio. Le stesse fasce protette dovrebbero essere coperte solo per un 70%. E gli altri? Resteranno tagliati fuori perché la corsa al vaccino non è mai stata così agguerrita. La macchina organizzativa si sta mettendo in moto in vista del 10 ottobre, giorno in cui dovrebbe scattare la somministrazione della profilassi. 

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Medici di base e farmacisti sono in ansia: senza dati certi sulla disponibilità di Fluad e Fluarix Tetra (il primo destinato agli over 60, l’altro a categorie a rischio e operatori sanitari) non riescono a pianificare le prenotazioni e a gestire la valanga di richieste già pervenute.

«Il sistema sanitario nazionale ha opzionato quasi tutte le quote di vaccini disponibili nel Paese, quindi noi siamo in grave difficoltà - denuncia Andrea Avitabile, presidente di Federfarma Ancona -. Al ministro Speranza abbiamo chiesto di stornare un 10% per le farmacie, ma ci è stato concesso appena l’1,5%, circa 250.000 dosi in tutta Italia rispetto al milione dell’anno scorso, quindi 6mila nelle Marche e 2mila per la provincia di Ancona, vale a dire 12 vaccini per farmacia. Con il Ministero stiamo cercando di capire se c’è modo di ricorrere a un surplus di importazioni: è inutile che lo Stato inviti a vaccinarsi, se poi manca la materia prima. Tra l’altro ancora non conosciamo le date di consegna e non sappiamo cosa rispondere a tanti clienti che ci stanno chiedendo informazioni». Il Covid ha elevato la sensibilità degli anconetani in tema di prevenzione, ma è proprio l’ondata di prenotazioni che preoccupa i medici di base.

«Ci stiamo organizzando per allestire gazebo esterni e lavorare anche nel weekend - spiega il dottor Massimo Magi, segretario regionale del sindacato Fimmg -. Sarà uno stress-test considerevole, senza considerare l’aumento dei costi. Pensare a una vaccinazione diffusa è complicato proprio per le regole anti-Covid: la sfida sarà aumentare il numero delle somministrazioni giornaliere evitando gli assembramenti e l’intasamento degli studi, nel rispetto del distanziamento sociale e sanificando sempre gli ambienti». «Certo è che i vaccini non basteranno per tutti - aggiunge il dottor Magi -: ne verranno distribuiti circa 420mila, ma noi abbiamo calcolato un fabbisogno di 600mila persone nelle Marche fra bambini, over 60 e una quota di soggetti affetti da patologie croniche, senza considerare insegnanti, operatori sanitari e chi svolge lavori di pubblica utilità. Prevediamo che il numero dei marchigiani vaccinati aumenterà del 40% rispetto ai 250mila dell’anno scorso».

Per la dottoressa Cinzia Calzolari «il problema per noi medici di Medicina generale sono due: quantità e modalità di esecuzione. Siamo sommersi di richieste e ancora non sappiamo come organizzarci, tenuto conto che molti utenti si vaccineranno per la prima volta e, dunque, dovranno attendere 20 minuti in un ambiente protetto per monitorare eventuali reazioni». 

«Al Comune abbiamo chiesto la disponibilità di ampi locali per vaccinazioni di massa - prosegue Calzolari - ma non tutti i medici sono d’accordo: si potrebbe allestire un polo unico per usufruire di locali, come quelli dell’ex Crass, con sistemi di igienizzazione e personale amministrativo a supporto per il controllo delle file, altrimenti da soli rischiamo di non farcela». 

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