Ascoli, vivai e vigne travolti dall'emergenza Covid: «Fatturati in calo del 70%»

Martedì 26 Maggio 2020 di Luigina Pezzoli
Ascoli, vivai e vigne travolti dall'emergenza Covid: «Fatturati in calo del 70%»

ASCOLI - L’emergenza Coronavirus ha penalizzato soprattutto i produttivi agricoli costretti a disfarsi di parte della propria produzione per non compromettere anche la stagione successiva. Mentre gli ordini sono stati annullati. È la situazione alla quale si trovano a dover far fronte diversi vivaisti che registrano una perdita di fatturato di circa il 70%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, come sottolinea Francesco Balestra dei Vivai Balestra a Grottammare.

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«Il nostro è un vivaio a carattere familiare e non ci siamo mai fermati perché coltiviamo piante ornamentali che vanno custodite e allevate quotidianamente. Il Covid è sopraggiunto in un periodo cruciale per il nostro settore, generalmente caratterizzato da un andirivieni di camion che esportano i nostri prodotti lasciando così, nei nostri vivai, lo spazio necessario alla produzione che caratterizzerà la stagione successiva. Ora stiamo vivendo una timida ripresa».
 
Mancanza di spazio per la nuova produzione è quella che lamenta anche Pasquale Mattioli dell’azienda agricola Schiavioni Cinzia a Grottammare: «Con il lockdown abbiamo tante piante invendute che conserviamo qui nel vivaio». Mancanza di incassi è quella che registra anche Armando Marconi della società agricola Marconi di Grottammare. «Ancora oggi abbiamo tante piante invendute». 

La mancanza di incassi 
«Il periodo della chiusura è coinciso con i mesi in cui solitamente vendiamo di più, corrisponde a circa il 60, 70 per cento delle piante che abbiamo in azienda. Non ci siamo mai fermati per quanto riguarda interventi ordinari come potature ed invasi. Abbiamo lavorato il doppio per salvare la produzione sia nuova sia vecchia. Tra marzo e aprile la perdita è stata del 40, 50 per cento. Vendiamo in tutta Italia, soprattutto Lombardia e Piemonte. Come Coldiretti siamo riusciti a chiedere lo sblocco delle vendite e abbiamo ripreso a lavorare dalla fine di aprile». Non ha mai smesso di lavorare nemmeno Fioroni Roberto dell’azienda agricola Fioroni Vivai di Massignano. «Abbiamo registrato una forte perdita dei clienti e di lavori in programma. Connessa all’attività florovivaistico ho un’attività agrituristica a pernottamento, qui la perdita è totale». Anche la produzione dell’oliva tenera ascolana ha risentito dell’emergenza sanitaria come spiega Ugo Marcelli della cooperativa agricola “Case rosse” a Poggio di Bretta. «La pandemia ha causato un rallentamento vistoso delle produzioni delle olive ripiene e in salamoia in seguito alla chiusura di bar e ristoranti, i principali acquirenti». 

Primi segnali di risveglio 
È ottimista Angela Velenosi dell’azienda di vini Velenosi di Ascoli: «Sono positiva, cominciamo a vedere le prime aperture all’estero. Noi siamo distribuiti in 55 Paesi, che a maggio erano tutti chiusi. Sono convinta che questa situazione ci darà un grande senso di responsabilità e che presto si tornerà ad una vita normale. Nel frattempo abbiamo incrementato le vendite online. Dall’inizio abbiamo attivato un’assicurazione per i nostri collaboratori e disposto una procedura che tenesse conto del distanziamento necessario per poter lavorare. Il fatturato ha risentito della crisi in maniera crescente: a marzo non abbiamo sentito l’urto, ad aprile abbiamo registrato solo un 20% in meno, mentre a maggio registreremo un risultato molto negativo. A fine aprile abbiamo attivato la cassa integrazione, che anticiperemo noi, e abbiamo fatto i test sierologici a tutti e 40 i dipendenti che lavorano in azienda. Abbiamo colto l’occasione per crescere in nuovi segmenti: ci siamo rinnovati con seminari e video e siamo stati in contatto con i nostri clienti e agenti».

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