Padri e allenatori scrivono alla Vezzali: «Far riprendere subito l'attività sportiva per i giovani, altrimenti li perdiamo»

Giovedì 1 Aprile 2021
Da sinistra: Daniele Api, Stefano Curzi e Simone Cesaretti

OSTRA - «Come padri e come sportivi chiediamo al sottosegretario Vezzali di far riprendere lo sport giovanile». La lettera è firmata, a titolo personale, da Stefano Curzi, Simone Cesaretti e Daniele Api, allenatori Figc dell'Ostra ma anche genitori. Destinataria Valentina Vezzali, sottosegretario allo Sport. La lettera è uno spaccato di quello che è diventato,  dopo  un anno di chiusure, lo sport dilettantistico giovanile e l'attitivtà sportiva di base che i tre riassumono nella frase con cui chiudono la missiva: «Rischiamo di perdere il nostro futuro».

 

 


Non c'è solo il danno per la mancata possibilità di praticare attività sportiva ma anche la  beffa perché, come scritto nella lettera «in una situazione drammatica che si protrae da un anno è profondamente ingiusto consentire agli agonisti di poter praticare qualsiasi attività e impedire a tutti gli altri, tra cui bambini e ragazzi non agonisti, di effettuare allenamenti».

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«Abbiamo pensato di scrivere alla sottosegretaria allo Sport Valentina Vezzali, donna di sport e conoscitrice dell’incommensurabile valore dell'attività sportiva nella vita di ognuno, per dare una scossa, per sensibilizzare le Istituzioni di fronte a questa problematica ingigantitasi nel tempo e che coinvolge soprattutto il mondo adolescenziale e infantile: non può esserci una crescita serena e armoniosa senza attività sportiva.- la riflessione unanime dei tre allenatori- Il nostro è un grido di allarme, ma anche di aiuto, una sorta di esortazione a cambiare passo e avere il coraggio di ritornare a quella normalità che tanto manca alle nostre generazioni future».

Continuano: «Stiamo perdendo giorni, mesi, anni importanti per il futuro; i bambini e i ragazzi di oggi sono gli adulti di domani, i bambini e i ragazzi di oggi sono gli sportivi di domani e rischiamo di ritrovarci dei buchi generazionali importanti. La cosa che più ci rattrista è aver visto e continuare a vedere troppa leggerezza da chi ha sempre sbandierato quanto lo sport, nel nostro caso il calcio, soprattutto di base e giovanile fosse importante per un percorso formativo di crescita per poi non provare a fare nulla per cambiare le cose. Ci aspettavamo delle prese di posizione più decise e più senso di responsabilità, non uno scaricabarile continuo».

Concludono, allarmati ma fiduciosi: «L’apatia che sta assalendo i nostri figli, ma in generale tutti i bambini e gli adolescenti è preoccupante. Vedere e sentire che qualcosa si sta spegnendo ci fa davvero male.»

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