Ospedale di Senigallia, caos per la sosta selvaggia: Facciate e davanzali perdono pezzi

Mercoledì 23 Ottobre 2019
Ospedale di Senigallia, tanti nodi aperti

SENIGALLIA  - Ospedale di Senigallia, è emergenza. Davanzali sbriciolati, pezzi di ferro che sporgono dalle facciate degli edifici, transenne per evitare di avvicinarsi troppo. Entrando nell’area ospedaliera non è un’immagine rassicurante quella che si scorge. Agli elementi di degrado, che lasciano intendere una certa trascuratezza, si unisce il caos delle auto parcheggiate ovunque, anche sotto le finestre dei pazienti. Un grande problema riscontrato da operatori e utenti. Non certo imputabile all’azienda ospedaliera, quanto all’inciviltà di chi, ottenuto il permesso per accompagnare un parente che non può camminare, poi non esce come viene invece ribadito più volte dagli addetti alla portineria. 

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Negli ultimi giorni alla nostra redazione sono arrivate diverse segnalazioni dai cittadini, che spesso devono frequentare l’ospedale. In particolare preoccupazione è stata espressa per quei ferri che si vedono sporgere da alcuni edifici dove l’intonaco sta cedendo oppure in alcuni casi è caduto proprio. Nulla di drammatico ma vedere i ferri ha creato qualche preoccupazione. Facendo un giro è possibile riscontrare questa situazione nella palazzina confinante con il pronto soccorso che ospita i reparti di Ortopedia e Chirurgia e il blocco operatorio. In molti davanzali mancano proprio i pezzi e i ferri sporgono. Qui sono presenti fisse ormai da giorni anche delle transenne. Lo stesso accade nel vecchio monoblocco sul lato che si affaccia verso il parcheggio. Le finestre sono interessate dal problema. Identico si riscontrata anche nella palazzina del Dipartimento di salute mentale. 

Le immagini di quanto riscontrato le abbiamo inviate al direttore dell’Area Vasta 2, Giovanni Guidi, che ha immediatamente interessato l’ufficio tecnico. «Il problema è limitato alle facciate – spiega l’ingegnere Claudio Tittarelli dell’Area Vasta 2 – non c’è alcun problema di natura strutturale negli edifici dell’ospedale di Senigallia. Solo qualche stucco che ha ceduto ma comunque ad altezze molto basse senza alcun pericolo per l’utenza che frequenta l’area ospedaliera. Parliamo di edifici molto datati dove comunque il monitoraggio è costante. Qualora dovessero quindi presentarsi situazioni di pericolo saremmo pronti ad intervenire ma al momento non ce ne sono. E’ tutto sotto controllo». Routine per gli addetti ai lavori. La verifica su eventuali cedimenti dall’alto è costante, assicurano, per evitare che qualche pezzetto, anche piccolo, possa cadere addosso a qualcuno. 

Camminando nell’area ospedaliera bisogna inoltre prestare molta attenzione a dove mettere i piedi perché ci sono dei viali interni davvero ad ostacoli con buche profonde e grandi che potrebbero fare inciampare e cadere. «Per quanto riguarda le transenne – aggiunge Tittarelli – sono state posizionate dal personale interno ai reparti per evitare che scooter e motorini parcheggino sotto le finestre dei pazienti, come purtroppo è accaduto». Non è piacevole per chi è ricoverato dover respirare i gas di scarico dei veicoli che la gente parcheggia ovunque. Era già accaduto davanti alle finestre dove i pazienti si recavano a fare la dialisi. Lì l’azienda ospedaliera ha provveduto posizionando dei new jersey da cantiere bianchi e rossi per evitare che accadesse di nuovo. Da qualche tempo per questi incivili sono stati adottati dei provvedimenti simbolici. Cartelli lasciati sulle auto per cercare di fare leva alla loro coscienza. 

«Gentile utente – riportano – il suo veicolo sosta in maniera non consentita. Il comportamento è tale da creare intralcio nei percorsi ai mezzi di soccorso e di approvvigionamento. Questo potrebbe causare interruzione di pubblico servizio, nel caso in cui un mezzo di assistenza pubblica in emergenza (ambulanza e 118) si trovi nell’impossibilità di transitare. Si invita a rimuovere immediatamente il veicolo. La direzione, presidio ospedaliero». Dalla portineria giustamente fanno entrare chi deve accompagnare un parente a fare una terapia debilitante, come accade per i malati oncologici o dializzati, oppure chi ha difficoltà a camminare. Poi però chi li accompagna, se non trova un parcheggio che non dia fastidio a nessuno, è invitato ad uscire e a rientrare per riprendere il parente. Non tutti lo fanno e spesso si verificano situazioni caotiche e anche pericolose quando intralciano l’uscita delle ambulanze.

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