Maddalena Urbani morta per overdose tra le braccia dell'amica: «Poteva essere salvata, il pusher non ha voluto i soccorsi»

Martedì 30 Marzo 2021 di Alessia Marani
Maddalena Urbani morta per overdose tra le braccia dell'amica: «Poteva essere salvata, il pusher non ha voluto i soccorsi»

Maddalena Urbani si poteva salvare. Si era sentita male già venerdì sera e aveva trascorso tutta la notte «respirando male e rantolando», dodici ore di agonia prima di morire stroncata da una sospetta overdose tra le braccia dell’amica Carola sabato mattina nella casa dove Abdul Aziz Rajab, un trafficante di droga siriano di 64 anni, stava scontando i domiciliari. Con il sospetto che sia stata anche stuprata. L’uomo da ieri, dopo essere stato portato in carcere perché trovato in possesso di eroina, è formalmente indagato dalla Procura di Roma per morte in conseguenza di altro delitto. Sarà ascoltato in carcere domani.

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Ma non è l’unico su cui sono puntati i fari degli inquirenti. Perché a cedere la droga a Maddalena, ventenne figlia del medico eroe vittima della Sars Carlo Urbani, sarebbe stato un altro pusher, anche lui straniero, “il libico”, con il quale la ragazza si era data appuntamento in via Vibio Mariano sulla Cassia. É a lui che ora gli inquirenti danno la caccia. «Tu rimani qua», aveva detto Maddalena all’amica lasciandola seduta su una panchina, allontanandosi con lo straniero per poi tornare dopo una mezz’ora. È lì che Maddi avrebbe cominciato a stare male. Carola, ha messo tutto a verbale con gli investigatori della Squadra Mobile e si è confidata anche con Giuseppe Dolciami, il titolare del bar di Perugia dove Maddalena lavorava e che per lei era come un secondo padre.

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L’AUTOPSIA

«La sua amica mi ha telefonato sabato mattina con il cellulare di Malia, così si faceva chiamare Maddalena - racconta Giuseppe, da tutti conosciuto come “Celentano” che a Perugia gestisce il bar Via Gluck - mi ha mandato un vocale, era sconvolta». Il racconto lascia senza fiato. Gli inquirenti stanno cercando riscontri sul telefonino di Maddalena, sequestrato, e attendono conferme dai risultati dell’autopsia che verrà eseguita stamani al Gemelli. L’esame autoptico dovrà stabilire a che ora risale effettivamente la morte della ventenne (la chiamata al 118 è delle 13,30 di sabato) e se questa ha subito violenza; oltre a dire quale sostanza ha provocato l’overdose. Forse un mix di droghe e sostanze psicotrope, i tranquillanti che la ragazza aveva iniziato ad assumere da circa un mese perché la notte non dormiva.

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OMISSIONE DI SOCCORSO

«Lo straniero ci ha portate nell’appartamento di Abdul e poi se ne è andato», ha spiegato Carola agli inquirenti. Le due ragazze arrivate a Roma nel tardo pomeriggio con il treno partito da Perugia alle 14, da quel momento restano sole con Abdul. Il quale a un certo punto manda Carola a fare la spesa e a comprare due casse d’acqua. C’è il sospetto che sia stata solo una scusa per rimanere solo con Maddalena. «Quando ho chiesto a Carola se pensava come me che quell’uomo abbia abusato di Maddalena, lei non ha negato lasciandomi intendere il peggio», dice il barista di Perugia. Le condizioni della ventenne durante la notte non migliorano. Carola la veglia, ha paura. «Ho implorato il siriano di chiamare i soccorsi, ma lui non ne voleva sapere, mi terrorizzava, non sapevo che fare», le parole della ventitreenne. Finché la mattina dopo la studentessa perugina vince la paura, prova a praticare il massaggio cardiaco all’amica, prende il telefono e chiama i soccorsi. Nel frattempo aveva avvisato anche Giuseppe, «di nascosto dal siriano».

Ma quando l’ambulanza arriva Maddalena era già morta. L’inchiesta dovrà fare luce sulle lunghe ore di agonia di Maddalena. Nei confronti del siriano potrebbe aggiungersi l’accusa di omissione di soccorso o mutare nel concorso in omicidio. Non era la prima volta che “Malia” andava a Roma. I viaggi sarebbero iniziati dopo l’arresto di Aziz, già implicato in un traffico internazionale di droga in un’operazione dei carabinieri di Cagliari. Con Maddalena si erano conosciuti a Perugia dove il siriano teneva le fila del giro di spaccio di piazza Grimana, non lontano dalla casa dove nel 2007 si consumò l’omicidio di Meredith Kercher. «Maddalena era una ragazza speciale e fragile - ricorda il titolare del bar - gli spacciatori si sono gettati su di lei come sciacalli sulla preda».
 

Ultimo aggiornamento: 31 Marzo, 10:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA