La lite, i calci all'auto e poi il colpo: «Venite, mi ha sparato». Alfredo ucciso a 26 anni dal padre Loris

Martedì 30 Marzo 2021 di Stefano Rispoli
La lite, i calci all'auto e poi il colpo: «Venite, mi ha sparato». Alfredo ucciso a 26 anni dal padre Loris

SENIGALLIA - Un colpo solo, diretto al collo. Ma Alfredo non è morto subito. Con le ultime forze rimaste, si è trascinato fino al suo appartamento, al secondo piano del casolare bianco di via Sant’Antonio che svetta sulle colline tra Roncitelli e Cannella, nelle campagne di Senigallia, dove vive con il padre (al piano di sotto) e la terza compagna di lui. Ha avuto appena il tempo di afferrare il cellulare e chiamare i soccorsi, con un filo di voce. «Aiuto, mi hanno sparato, correte».

 

All’arrivo dell’equipaggio del 118, intervenuti con l’eliambulanza, era ormai deceduto. Il colpo, esploso da una pistola automatica calibro 9 corto, risultata illegale, gli ha perforato la giugulare. Alfredo Pasquini, 26 anni, è stato trovato riverso sul pavimento, in un lago di sangue. L’arma era appoggiata sul tavolo della cucina. Nel cortile esterno, dove è cominciata la lite, c’erano il padre Loris, 72 anni, e la compagna thailandese che ha assistito alla scena. Entrambi sono stati portati in caserma a Senigallia, lei come testimone, lui come sospetto killer. Un sospetto confermato dalle prove e, soprattutto, dalle sue prime ammissioni: interrogato fino a notte fonda dai carabinieri, guidati dal comandante provinciale Cristian Carrozza, è stato arrestato e trasferito a Montacuto con l’accusa di omicidio volontario. 

Le cause

S’indaga sulle cause di una tragedia da lockdown, che ha acuito gli attriti di una convivenza turbolenta. I vicini dicono che da anni padre e figlio litigavano. Più di una volta le forze dell’ordine erano intervenute in passato per sedare le animate discussioni. Sembra che Alfredo fosse entrato in un brutto giro. Cattive frequentazioni legate al mondo della droga. Ma negli ultimi tempi i loro rapporti sembravano migliorati. Fino a che ieri un colpo di pistola non ha squassato la tranquillità del bucolico hinterland senigalliese. Una residente, che attorno alle 17,30 è passata proprio davanti all’abitazione dei Pasquini, ha visto Loris rientrare in quel momento e ha notato il figlio che prendeva a calci l’auto del padre. Una famiglia che vive nel casolare accanto ha sentito i colpi ripetuti e le urla violente. Poi, pochi istanti dopo, il rumore sordo di uno sparo. Il proiettile è stato esploso frontalmente ed è partito da un’arma detenuta illegalmente, sulla cui provenienza sono in corso accertamenti. Ad impugnarla, secondo i carabinieri, è stato il padre di Alfredo che, al culmine di una lite burrascosa dai contorni ancora tutti da chiarire, si sarebbe trasformato nel killer di suo figlio. Il 72enne, ex ferroviere in pensione originario di Senigallia, è stato messo sotto torchio fino a notte e alla fine ha ammesso le sue colpe. È stata interrogata anche la compagna thailandese, che i vicini hanno sentito urlare «Chiama l’ambulanza!» subito dopo la sparatoria. Ma i carabinieri hanno appurato che a contattare il numero d’emergenza non è stato Loris, bensì il figlio, mentre si trascinava da un piano all’altro del casolare tamponandosi con una mano la profonda ferita al collo. Il tempo di chiedere aiuto. Poi è morto dissanguato, a 27 anni non ancora compiuti, ucciso dall’uomo che l’ha messo al mondo. 

 

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