«Ho provato a resistere poi ho dovuto mollare». Strage infinita di locali, in provincia nel 2020 saldo negativo per il virus: -353 attività

Venerdì 26 Febbraio 2021 di Andrea Maccarone
«Ho provato a resistere poi ho dovuto mollare». Strage infinita di locali, in provincia nel 2020 saldo negativo per il virus: -353 attività

ANCONA -  Cessazioni e locali in vendita. Ancona fa i conti con la strage di imprese. In tutta la provincia il 2020 ha collezionato 2.170 cessazioni a fronte di 1.792 iscrizioni. Un saldo in negativo di -353 attività, ovvero una recessione dello 0,84%. I più colpiti sono baristi e ristoratori. Molti hanno resistito finché hanno potuto, poi la decisione drastica: fine.

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E non se la passano meglio le attività dell’area portuale, seppure non fino al punto di pensare ai titoli di coda. L’ordinanza comunale che vieta il servizio ai non muniti di titolo di viaggio dà una grossa sfoltita agli affari. Non sono ancora state registrate infrazioni, ma è drasticamente calato l’afflusso: anche ieri, locali chiusi o semideserti.


Il lockdown è stato solo l’inizio. Le chiusure a singhiozzo con le zone colorate è stato il colpo di grazia. «A maggio avevo riaperto con grosse difficoltà - racconta Daniele Quacquarini, ormai ex titolare del Car Caffè a Vallemiano - ho provato ad andare avanti facendo enormi sacrifici. Poi a novembre ho chiuso definitivamente». Come un pugile alle corde, ciondolante dopo i colpi ben assestati da un avversario apparentemente imbattibile, l’imprenditore ha piegato le ginocchia ed è finito al tappeto. «La mia attività vendeva i biglietti per lo stadio e si trovava a due passi da alcune palestre - continua Quacquarini - praticamente un posto strategico. Ma con la chiusura dei centri di fitness, degli stadi e tutto il resto, non ci siamo più rialzati. È stata la botta finale. Adesso sono disoccupato e in cerca di lavoro, ma non è facile».

Il locale è in vendita. «Per fortuna l’immobile è di mia proprietà - spiega il barista - quindi spero di risanare la mia situazione economica con la vendita del locale. Tra l’altro ho anche la licenza per tabaccheria, quindi potrebbe fare gola a qualcuno». La crisi non ha risparmiato le imprese con anni di attività sulle spalle. Ma peggio ancora è andata a chi è stato pure più sfortunato nell’essere colto dal Re degli imprevisti. 


«Ho aperto il bar 6 febbraio e l’ho chiuso l’8 marzo con l’inizio del lockdown. Non ho più riaperto» dice Marco Stecconi, che proprio all’inizio dell’anno scorso aveva inaugurato il Caffè In sotto i portici di piazza Cavour. Una chiusura a tempo di record scaturita da una serie di valutazioni. «Ho perso oltre 15 mila euro - continua Stecconi - l’affitto era piuttosto alto e non c’era possibilità di lavorare. Poi le limitazioni imposte dopo il lockdown. Non ho potuto fare nient’altro che decretare la fine dell’attività». L’imprenditore è anche titolare del ristorante e bar Repubblica Libera di Bananas a Marina di Montemarciano. «Per fortuna ho l’attività sul mare - dice - ma anche lì vedremo cosa succederà quest’estate. Non è possibile pensare di andare avanti con questo salto continuo tra aperture e chiusure improvvise. C’è il rischio di programmare ordini e forniture e poi doverle buttare con il sopraggiungere delle restrizioni. Non è possibile andare avanti così, servono ristori seri».

 

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