Lucia come il mare del Conero e il suo sogno da raggiungere. La replica al professor Danovaro

Una veduta del Conero
Una veduta del Conero
di Ida Simonella
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Martedì 25 Gennaio 2022, 06:10

ANCONA  - Il mare del Conero è un dono straordinariamente bello, che toglie il fiato. Che debba essere sempre più amato, rispettato e tutelato non c’è nessuna ombra di dubbio. La questione fondamentale è capire “come”, quale sia lo strumento, anche giuridico, più adatto per raggiungere questo scopo. Qualche giorno fa la rubrica del Corriere riportava una similitudine tra le vicende odierne dell’area marina protetta  e la saga dei Promessi Sposi. Un matrimonio che pare “non s’a da fare”, quello tra Lucia (il mare del Conero) e Renzo (l’area marina protetta).

In una versione contemporanea del romanzo, il sogno di felicità di una giovane donna come Lucia potrebbe contemplare un matrimonio, ma anche no. Il matrimonio è una delle opzioni, non l’unica, mentre una certezza è il desiderio di felicità di Lucia.   Esiste un cattivo Don Rodrigo, secondo il racconto fatto dal prof. Danovaro. Sarebbe il sindaco Mancinelli, che si oppone al matrimonio ... e trama e usa i suoi bravi per suggerire presunte e spericolate azioni delittuose (alla commissione per il referendum) per impedire l’unione.

Non so se ci sia un Don Rodrigo. So per certo che in questo percorso il cui Lucia-mare è alla ricerca di felicità incontra anche qualche Don Ferrante, come nel testo del Manzoni. Don Ferrante è un nobiluomo milanese, un erudito, un sapiente. Passa il tempo sprofondato nelle sue letture, costruendo teorie spesso totalmente fuori dalla realtà, tanto che attribuisce la peste alle nefaste congiunzioni astrali di Giove e Saturno. E di peste muore “prendendosela con le stelle”, senza aver fatto nulla delle cose concrete per evitare il contagio. Muore per non essersi confrontato con la realtà, in pratica. E’ sposato con donna Prassede, colei che decide di ospitare Lucia.

Nobildonna-donnetta bigotta, Donna Prassede si sente “predestinata a fare il bene”, e il suo compito missionario è quello di raddrizzare le storture, di guidare la gente a fare quel bene di cui lei è la sola interprete, senza ombra di dubbio. Se a Donna Prassede avessero chiesto di formulare, che so, un quesito referendario per decidere le sorti di Lucia avrebbe inserito la risposta nella domanda. Tipo: volete che Lucia sposi Renzo, considerando che Renzo è un poco di buono? Che vuoi che rispondano. Oppure: volete che Lucia sposi Renzo, che la ama, è un ottima persona e lei ne è perdutamente innamorata? Donna Prassede avrebbe posto il primo dei due quesiti, ma non è questo il punto.

Il punto è che il quesito contiene la risposta. Se le avessero chiesto di formulare il quesito per l’Amp avrebbe scritto cosi: “Volete istituire l’Amp nel Conero visto che tutela l’ambiente e valorizza turisticamente la zona?”. Che più o meno… Mi piace pensare che Lucia (il mare) insegua il suo sogno di felicità, vivendo; facendo incontri nella sua vita capaci di indicarle la strada, attraversata dalle tante Geltrude che l’hanno solcata, mosse da irrefrenabile passione, dagli Innominati che l’hanno ferita e poi si sono redenti, dalle Agnese e i Fra Cristoforo che l’hanno accompagnata con amore, regole e rispetto. Mi piace pensare dunque che il sogno di felicità, Lucia lo raggiunga perché ne è essa stessa artefice. Con o senza Renzo.

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