Il “Rap filosofico” con Donà apre la quattro giorni a Civitanova per celebrare il decennale di Popsophia

Giovedì 29 Luglio 2021 di Chiara Morini
Massimo Donà con Lucrezia Ercoli a Popsophia

CIVITANOVA - Buon compleanno Popsophia: l’edizione numero dieci si è svolta a inizio mese a Pesaro, ma da oggi e fino a domenica, primo agosto, ci saranno a Civitanova quattro giorni dedicati alla celebrazione del decennale del festival della Pop filosofia. L’evento ha avuto origine nel 2011 a Civitanova.

 

«Per la prima volta 10 anni fa abbiamo realizzato un concetto coniato da Gilles Deleuze – dice la direttrice artistica Lucrezia Ercoli -. Era l’idea della “pop philosophie”, ovvero l’idea che la filosofia da sempre ha a che fare con il non filosofico: non si occupa solo di se stessa e di rileggere i classici, ma riguarda anche ciò che viviamo nello spazio, sia pubblico che privato». Si parte alle 18 di oggi allo Shada di Civitanova, dove si alterneranno da pomeriggio a sera vecchi amici e relatori del festival, si ricorderanno quelli che non ci sono più, come Elio Matassi, Remo Bodei, Giulio Giorello, Monia Andreani e Philippe Daverio. Poi le tre serate dedicate al nuovo format “Rocksophia”, all’arena Varco sul Mare, sempre a Civitanova, con omaggi ai grandi della musica: David Bowie, Jim Morrison, e Franco Battiato condotti da Carlo Massarini che celebra i 40 anni di Mr Fantasy.
Tra gli ospiti di questa sera allo Shada ci sarà il filosofo e jazzista Massimo Donà. A lui il compito di parlare del “Rap filosofico”, questo il titolo del suo intervento. «Il titolo prende il nome dal video di uno dei brani del mio nuovo disco, che sarà proiettato durante la serata – spiega Donà – nel quale io faccio un vero e proprio rap filosofico. Suono la tromba, ma ci sarà una sorta di “Magister puck theory”». Donà ha vissuto sin dall’inizio Popsophia. «Ho dato una mano fin dai tempi di “Tuttoingioco”, quando c’era il padre di Lucrezia, Evio Hermas Ercoli – racconta – poi ho visto lei prendere il testimone: è cresciuta con tutta Popsophia». Questa sera il filosofo veneto parlerà del rapporto tra musica e parole, quindi filosofia. Importanti e legate tra loro, spiega: «Ho imparato a conoscere queste due attività, non distinte come potrebbero essere un dr. Jeckyll e un mr Hyde, ma collegate e unite tra loro». Quando ne parla, nei suoi interventi, Donà sottolinea sempre l’interazione tra musica e parole, e spiega perché fa entrambe le cose: il filosofo e il musicista. 
Andando indietro nel tempo, Massimo Donà quando era al liceo, studiava musica e a scuola filosofia. «All’università, poi - ricorda – studiavo filosofia, e avevo sempre meno tempo per la musica. Ho smesso di suonare ma sentivo una sorta di vuoto». Poi la morte di Miles Davis e suo fratello che lo invita a riprendere in mano la tromba. «Ho messo in piedi un gruppo e non ho più smesso, anzi sono contento che sto iniziando a riprendere dopo il lockdown» dice. Se qualcuno avesse qualche dubbio, se lo tolga pure: Massimo Donà è un esempio vivente di come la musica e la filosofia siano due attività o discipline che non possono vivere l’una senza l’altra. «Il filosofo vive senza musica e il musicista può vivere senza filosofia, ma se fanno entrambe le cose si perfezionano – spiega Donà –. La musica nasce per dare armonia e comprensione alle parole e alla filosofia, e alla filosofia di spiegare a parole la musica. Alla musica tocca anche il vezzo di arrivare laddove la filosofia non riesce ad avere l’armonia cosmica che vorrebbe. Il concetto che esprimeva Severino con il suo pensiero: non si riesce a fare tutto con le parole. Un esempio classico, di cui parlerò, è il mito di Orfeo ed Euridice». 

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