Gli Oblivion in scena al Teatro delle Api di Porto Sant’Elpidio: «La battuta è orribile? La facciamo magari con la musica di Bach»

Gli Oblivion diretti da Giorgio Gallione in scena al Teatro delle Api
Gli Oblivion diretti da Giorgio Gallione in scena al Teatro delle Api
di Chiara Morini
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Martedì 19 Aprile 2022, 07:50

PORTO SANT'ELPIDIO - Si definiscono “cialtroni musicarelli che vivono in teatro”: sono gli Oblivion, di scena oggi alle ore 21,15 al Teatro delle Api di Porto Sant’Elpidio con “Oblivion Rhapsody”. 


A scrivere la rappresentazione sono stati i componenti del gruppo, Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli diretti dal regista Giorgio Gallione. «Facciamo – spiega per tutti Vagnarelli – quello che abbiamo fatto finora, i nostri pezzi storici. Con qualche piccola differenza: abbiamo “licenziato” le basi musicali, suonando dal vivo la nostra musica, con i nostri strumenti. Sarà tutto in versione acustica, in pratica ce la cantiamo e e ce la suoniamo. Ci saranno i lati B dei nostri pezzi, quelli che avremmo voluto fare e non abbiamo mai fatto finora. Saranno cinque voci, una chitarra, un cazzotto e miliardi di parole, suoni e note scomposti e ricomposti a prendere nuova vita».

Sarà quindi una summa della loro opera, che li ha resi noti per le loro hit, che saranno distrutte e reinventate. Si riderà? Di certo a teatro si passerà un’ora e mezza diversa dal solito. «Il pubblico – continua – ha bisogno di staccare. Di avere quell’ora e mezza di tempo perso dopo la corsa a ostacoli degli ultimi due anni. Faremo le cose seriamente, se poi rideranno, non lo sappiamo. Noi comunque giochiamo a tenere il piede nel fango. La battuta è orribile? Noi la facciamo, magari con la musica di Bach. La battuta è intelligente? Noi la facciamo, magari con una musica volgare. Ecco noi viaggiamo su un doppio binario».


Gli Oblivion si sono incontrati una ventina d’anni fa in un’accademia di Bologna. «Erano i primi anni 2000 – ricorda Vagnarelli – e ci siamo scelti. Dovevamo fare uno spettacolo, ce l’avevano commissionato. Abbiamo visto e sperimentato che insieme lavoravamo bene. Poi, dopo che la nostra versione de “I promessi sposi” ha avuto successo, siamo diventati quello che siamo». E per il futuro non si pongono limiti. «Noi – chiude Vagnarelli – siamo pronti a prendere di mira tutti».

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