“Anche le scimmie vanno in tour”, Mobrici ex frontman dei Canova stasera alle 21 sul palco del Mamamia di Senigallia

Il cantante milanese Mobrici ex frontman dei Canova si esibisce questa sera sul palco del Mamamia (FOTO FRANCESCO LEVY/UFFICIO STAMPA)
Il cantante milanese Mobrici ex frontman dei Canova si esibisce questa sera sul palco del Mamamia (FOTO FRANCESCO LEVY/UFFICIO STAMPA)
di Chiara Morini
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Mercoledì 6 Aprile 2022, 09:00

SENIGALLIA - Molti lo conoscono come ex frontman del gruppo Canova, scioltosi nel 2020, ma ora il milanese Mobrici, al secolo Matteo Mobrici, ha iniziato la sua carriera da solista, con un primo album al suo attivo e un tour che lo porterà questa sera, alle ore 21, al Mamamia di Senigallia.

 
Il tour
“Anche le scimmie vanno in tour” è il titolo della tournèe di Mobrici, che è anche la prima dopo la pandemia. «A me i live sono mancati – racconta il cantautore – ma ho capito quanto, in questi primi due concerti del tour. Dall’altra parte mi aspettavo una platea forse più fredda, invece ho ritrovato un pubblico bellissimo. Sicuramente per chi era di fronte a me è stato impegnativo, il primo live è stato il primo giorno dopo che è stato tolto lo stato di emergenza. Ho visto gli occhi delle persone carichi di felicità, il concerto si fa insieme, e anche se le date sono vicine, non ho di certo risparmiato la voce». Un senso di liberazione, di voglia di esserci, di raccontare sé stesso attraverso le 11 canzoni dell’album “Anche le scimmie cadono dagli alberi”, che non hanno un filo conduttore, ma sono slegate tra loro. 


L’album
«Ho scelto il titolo – spiega Mobrici – prendendolo da un libro di poesie e proverbi orientali. Sfogliandolo ho trovato proprio la frase che dà il titolo al disco: un proverbio giapponese che parla di come le scimmie sono brave a spostarsi da un albero all’altro, ma anche loro possono cadere. Accade anche a noi, possiamo fare degli errori, e si possono trovare tante porte chiuse, come è successo anche a me in passato. Ma poi ho avuto la fortuna di trovare e scegliere dei musicisti “pelosi”, che avessero tanti capelli e barba come me e che, look affine con le scimmie a parte, fossero anche dei bravissimi compagni di viaggio». I suoi brani parlano di solitudine, di amore, li ha scritti nell’ultimo anno e mezzo, e poi ha dovuto scegliere quali pubblicare. «Fare la scrematura – dice – è la parte più divertente del lavoro. Non le ho scelte in base a come le avrebbe potute gradire il pubblico, non scrivo per chi mi ascolta. Compongo brani da quando avevo 16 anni, e poi scelgo le canzoni in base a come mi sento in quel momento». Rispecchiano comunque il suo carattere, fatto di momenti tesi e leggeri: «Mi piace distribuire i generi nell’album». Non ama molto i featuring, che devono essere «figli della vita». Nell’album ne ha messi due. “Scende”, con Gazzelle, arriva direttamente dalla loro amicizia. «Eravamo insieme sul divano a scambiarci battute – racconta Mobrici – quando a un certo punto abbiamo deciso di scrivere insieme la canzone». Con Brunorsi Sas, che collabora a “Povero cuore”, invece, è stato un percorso diverso. «Finito di scrivere il brano – spiega – avevo la sensazione che fosse incompleto. Così ho deciso di mandarlo a Brunori, lo conoscevo, il brano gli è piaciuto, poi lui ha scritto la sua parte e così la canzone era finalmente “completa”». 

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