Cesare Bocci domenica alle 18 al Politeama di Tolentino con un viaggio nel belcanto: «Vi racconto la trilogia di Verdi»

Cesare Bocci racconta l'opera lirica al Politeama di Tolentino
Cesare Bocci racconta l'opera lirica al Politeama di Tolentino
di Chiara Morini
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Venerdì 8 Aprile 2022, 07:50

TOLENTINO - Sarà un bel viaggio nella musica e nel bel canto quello che Cesare Bocci, attore di teatro e cinema di origini marchigiane, condurrà al teatro Politeama di Tolentino. “Viva Verdi”, questo il titolo dello spettacolo, andrà in scena domenica 10 aprile alle ore 18.


Cesare Bocci, come è nato lo spettacolo?
«È nato tempo fa, innanzitutto per la mia passione per la lirica e per l’opera, che narrano storie che possono interessare tutti. L’opera nasce come spettacolo popolare, poi passando i tempi è diventata elitaria. Così con la produzione abbiamo voluto riportarla vicino al pubblico, in un modo che fosse propedeutico all’ascolto della lirica». 

 
Com’è strutturato?
«Io racconto le storie della trilogia di Verdi, Rigoletto, Il Trovatore, La Traviata, e tra un racconto e l’altro ci sono le arie cantate da Massimiliano Luciani, Emanuela Torresi, Andrea Pistolesi, con la pianista Giuditta Orienti. Le storie che raccontiamo parlano di sentimenti comuni, come gelosia, tradimento, amore, paura, anche di famiglia. E non è un caso che la trilogia sia definita popolare: i protagonisti arrivano dal popolo: Rigoletto è quasi un comico, ne Il Trovatore c’è un amore contrastato, ne La traviata una giovane che oggi definiremmo un’escort di lusso».


Storie, se vogliamo, moderne?
«Storie che appassionano, in modo semplice, per far capire la trama anche ai neofiti. Il rischio è quello che, se si è a digiuno di opera e di lirica, si perde il racconto e si vede solo la scenografia. Spero che da un lato facciamo divertire, dall’altro che un giorno chi viene a vedere questo spettacolo, poi finisca per apprezzare l’opera intera».


Come portare il pubblico oggi all’opera?
«Lo Sferisterio di Macerata ne ha portati tanti di spettatori in questi 15 anni, con una bella opera di avvicinamento. Ma i biglietti dell’opera, in generale, costano molto, e si rischia di allontanare lo spettatore. Oltre agli aiuti al settore, servirebbero anche aiuti statali per gli spettatori. Prima della pandemia gli abbonamenti crescevano, oggi è difficile decidere di abbonarsi per ottobre. E se non si fa qualcosa per attrarre i giovani, sarà difficile fare teatro in futuro».


Come attrarli, secondo lei?
«All’opera così come a teatro, bisogna dare qualcosa in più, cambiare il modo di approcciarsi».


Quanto è emozionato di essere di nuovo a Tolentino dove ha iniziato?
«Ci sono già tornato diverse volte. E già quindici giorni fa a Macerata, doveva esserci la serata Anfass, e uno dei tre protagonisti del Lauro Rossi ha avuto il Covid. Io sono testimone Anfass, rischiava di saltare lo spettacolo, e avvisando il pubblico, sono salito io sul palco con il copione in mano. L’emozione sta nel fatto che magari ci sono amici di liceo o mia sorella o altri parenti».


Come si vive senza il commissario Montalbano?
«Bene, io ho sempre cercato di differenziare i ruoli. Ora che non c’è più Mimì sono “più libero”. Farò uno speciale di “Viaggio nella grande bellezza”, da Israele e Gerusalemme, e ne farò altre dall’Italia. A fine anno riprenderò in teatro. È un viaggio che non voglio interrompere».

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