Le mascherine erano griffate ma anche tarocche: commerciante condannato

Le mascherine erano griffate ma anche tarocche: commerciante condannato
Le mascherine erano griffate ma anche tarocche: commerciante condannato
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Venerdì 15 Luglio 2022, 07:20

PESARO  - Mascherine griffate, ma tarocche. Scatta la denuncia e la condanna. A processo è finito un cinese di 33 anni con un negozio nel circondario pesarese. A novembre del 2020, nel pieno periodo della pandemia, ha ricevuto un controllo della Guardia di Finanza. I militari hanno riscontrato che l’uomo aveva messo in vendita 4 mascherine Luis Vuitton, 7 con marchio Chanel, 7 con la griffe Puma, altre 11 con il simbolo della Nike e infine 8 con marchio Gucci.

Motivo per cui il titolare del negozio è finito a processo con l’accusa di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi. Per lui anche l’accusa di ricettazione perché acquistava e riceveva, sapendone la provenienza delittuosa, gli accessori di moda che metteva in vendita. L’uomo, difeso dall’avvocatessa Pia Perricci, è stato condannato a 4 mesi di reclusione con pena sospesa. Controlli nati da operazioni di verifica che i finanzieri avevano attuato nei momenti del clou del contagio da coronavirus e dunque della necessità di mascherine.

Tra i blitz quello del luglio dell’anno scorso che ha tolto dal mercato 1300 mascherine potenzialmente pericolose per la salute visto che mancavano di marchio conforme alla normativa europea. La commercializzazione di beni richiede l’obbligatoria indicazione, chiaramente visibile e leggibile, della denominazione legale o merceologica di prodotto, produttore o importatore, Paese di origine (se extra-Ue), dell’eventuale presenza di materiali o sostanze che possono arrecare danno all’uomo, a cose o ambiente, materiali, istruzioni ed eventuali precauzioni sulla destinazione d’uso, ove utili ai fini della fruizione e della sicurezza del consumatore. I dettagli devono figurare su confezioni o etichette dei prodotti nel momento in cui sono posti in vendita.

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