Antartide-Fano, Canestrari è tornato: «Ho studiato i cambiamenti climatici a 72 grandi sotto zero»

Martedì 21 Dicembre 2021 di Massimo Foghetti
Rodolfo Canestrari, tornato a Fano dopo 377 giorni in Antartide

FANO - E’ tornato a Fano per trascorrere le festività con la sua famiglia Rodolfo Canestrari, il ricercatore fanese che ha trascorso 377 giorni nel territorio antartico in qualità di station leader della DC17 ItaliAntartide nel corso della trentaseisima spedizione alla base “Concordia”; un’esperienza compiuta tra l’entusiasmo di partecipare ad una missione così importante e i rigori di una permanenza in una situazione ambientale proibitiva.

 

Partito a metà ottobre del 2020, ha dovuto osservare 28 giorni di quarantena per poter entrare in Antartide; poi a missione terminata ha trascorso altri 10 giorni sul rompighiaccio che lo riportava in Australia, da cui sarebbe tornato a casa. 

«Nello specifico – ha evidenziato Canestrari – mi sono occupato ad esperimenti legati alla fisica dell’atmosfera: meteorologia, climatologia e lo studio del bilancio radioattivo tra le radiazioni emesse dal Sole e quelle trattenute dalla Terra, il tutto collegato ai cambiamenti climatici che notevoli ripercussioni stanno determinando sui mari, sui ghiacciai e sugli eventi atmosferici che si susseguono sulla terra. Oltre a questo nella nostra base, la Concordia, si effettuano tanti altri studi di astrofisica, geologia, sismologia, geomagnetismo e altro ancora; abbiamo verificato anche l’evoluzione del buco d’ozono che tende ad allargarsi e a restringersi secondo un andamento ciclico, ma che propende purtroppo verso un progressivo assottigliamento che influisce anch’esso sul riscaldamento del pianeta». Sono state giornate di studio, trascorse essenzialmente all’interno della base; fuori c’era una temperatura di meno 77 gradi, percepita fisicamente come meno 102, tale da non consentire nemmeno alcuna vita animale. Non sono mancate comunque le distrazioni: 
«La nostra quotidianità – ha detto ancora Canestrari – era scandita dai pasti: per tre mesi e mezzo infatti si viveva in giornate di luce per 24 ore, con il Sole che non tramontava mai e per altri tre mesi e mezzo di buio anche a mezzogiorno quando in cielo si vedevano sempre le stelle; noi quindi cercavamo di scandire le ore della giornata con gli intervalli del pranzo e della cena. Come svago avevamo una palestra, una biblioteca, una sala multimediale dove potevamo ascoltare musica, vedere dei film, potevamo giocare a biliardo o a ping pong, a dir la verità non c’era tempo di annoiarsi. Io tra l’altro per ragioni di lavoro uscivo dalla base tutti i giorni anche in pieno inverno, salvo quando la velocità del vento superava i limiti che ci erano stati imposti». 

«A meno 70 gradi infatti a causa del pulviscolo di ghiaccio che si solleva per aria la visibilità si annulla e quindi non si riesce a capire in quale direzione si deve andare. Si trattava comunque di uscite che non superavano il chilometro dalla base, anche se a farle con quelle temperature era sempre una cosa non da poco. La base Concordia si trova in una zona del tutto isolata, tanto che le presenze più vicine a noi erano quelle degli astronauti che passavano sopra il polo Sud durante una delle loro orbite attorno alla Terra, a una distanza di 450 chilometri. La base antartica più vicina era a 650 chilometri».

 

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