Covid, la migrazione dell'apericena: tutti a San Marino per stare a tavola dopo le 18

Mercoledì 4 Novembre 2020 di Gianluca Murgia
Pesaro, Covid, la migrazione dell'apericena: tutti a San Marino per stare a tavola dopo le 18

PESARO - La migrazione è servita. Quella dell’ora di cena. Perché in questo weekend lungo, forse l’ultimo con possibilità di varcare i confini regionali, decine e decine di pesaresi hanno deciso di andare a mangiare, di sera, nei ristoranti di San Marino.

Nella piccola Repubblica del Titano, infatti, i locali non chiudono alle 18. «Ho chiamato in due ristoranti ma erano pieni - racconta un ragazzo residente nell’hinterland pesarese che, di professione, fa il cuoco -. Il terzo locale contattato si è preso il mio numero e mi ha richiamato dopo qualche minuto perché doveva controllare le prenotazioni avendo ridotto il numero dei posti all’interno».

 

Quindici sindaci della provincia di Rimini, al contrario delle istituzioni pesaresi, hanno scritto nei giorni scorsi una lettera alle autorità politiche sammarinesi chiedendo di uniformarsi alle regole dello Stato confinante. La risposta del piccolo Stato è stata tranchant: «Noi abbiamo privilegiato norme stringenti e controlli piuttosto che imporre chiusure. Noi non abbiamo accesso a fondi per i ristori o finanziamenti internazionali». Risultato? È andata in onda la grande migrazione dell’apericena. 

«Diverse macchinate da Pesaro»

«Ho visto diverse macchinate di pesaresi e anche alcuni amici di Riccione e Cattolica - racconta il cuoco pesarese, che preferisce rimanere anonimo -. Paura di contagiarmi? Mi ero già confrontato con qualche mio amico sulla situazione nei locali di San Marino e mi avevano rassicurato. Nessun ribellione: era solo per andare a cena fuori e visto che non è lontano e lì si può ci siamo andati anche perché nessuno fino ad oggi ti costringe a stare in casa la sera. Io fortunatamente lavoro solo a pranzo ma ho diversi colleghi che ora sono a casa...». A San Marino è arrivato nel pomeriggio «insieme a una coppia di amici di Cattolica - continua -. E la cosa che ho subito notato è stata la presenza di forze dell’ordine un po’ ovunque. Tutti, nei bar, negozi e al di fuori, avevano la mascherina anche perché le multe qui vanno dai 500 ai 2.000 euro. Poi, gel all’ingresso del locale, cartelli per il distanziamento, tutto il personale con la mascherina. Due settimane fa sono stato a cena in un noto ristorante del Pesarese e ho visto gente senza mascherina e il cameriere che per tutta la serata l’ha tenuta sotto il naso. Io lavoro nel settore, certe cose le guardo in maniera diversa: so come sono “gestite” alcune cose in Italia». Insomma, il alcuni casi ci si fida più dei sammarinesi. Forse perché il perno del ragionamento del governo Titano sono i controlli che, in relazione ai numeri ridotti, «si possono fare scrupolosamente colpendo chi sgarra ma, di contro, tenendo aperto chi rispetta le regole. Da noi sgarra qualcuno e la pagano tutti». Sul tavolo, in senso figurato, vanno però ricordati i tanti contagi comunque avvenuti a San Marino durante la prima ondata e la linea Maginot dei virologi italiani: “Evitate di uscire se non per stretta necessità”. E andare a cena a San Marino, evidentemente, non lo è.

No ribellioni, no gestioni all’italiana

«Mezz’ora dopo il nostro ingresso nel ristorante - spiega ancora il cuoco - sono entrati due vigili: hanno contato i tavoli, controllato che non ci fossero più di 6 persone... Non ci vuole tanto e nel turno di sei ore si possono fare diversi controlli. Anche per questo ho trovato un ambiente sereno. I prezzi? Nella norma. Noi, per 4 pizze, 2 patatine e un contorno, 3 bibite, 3 dolci, acqua e 3 caffè, abbiamo speso 77 euro. Se è possibile il weekend prossimo ci tornerò molto volentieri».

 

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