Lo psichiatra e psicoterapeuta Nardi: «Non è solo generazione Tik Tok. Dipende tutto dall’educazione. I ragazzi generosi non mi sorprendono»

Lo psichiatra e psicoterapeuta Nardi: «Non è solo generazione Tik Tok. Dipende tutto dall educazione. I ragazzi generosi non mi sorprendono»
Lo psichiatra e psicoterapeuta Nardi: «Non è solo generazione Tik Tok. Dipende tutto dall’educazione. I ragazzi generosi non mi sorprendono»
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Martedì 29 Novembre 2022, 03:30

Professor Bernardo Nardi, dei ragazzini spendono un po’ del loro sabato sera per aiutare un novantenne che neanche conoscono a cercare l’apparecchio acustico. E quando lo ritrovano rifiutano anche la ricompensa in denaro offerta dall’anziano. La sorprende?
«Non mi sorprende affatto, come non mi stupisco purtroppo quando gli adolescenti sono protagonisti di episodi negativi. L’umanità, a tutte le età, propone un range di tipologie comportamentali che vanno dal gesto eroico disinteressato alle nefandezze più terribili».

 
Quello di Osimo è un caso raro oppure semplicemente accade più spesso di quando non crediamo ma non sempre fa notizia?
«Per fortuna accadono meno raramente di quanto si possa immaginare. Ma non sempre vengono divulgati dai diretti interessati. Eppure sarebbe importante evidenziare comportamenti positivi dei ragazzi, non solo le loro condotte devianti». 
Lei ha diretto fino a un mese fa il Centro Adolescenti degli Ospedali Riuniti di Ancona. Dal suo osservatorio, come vede questa generazione tik-tok. Li immaginiamo tutti presi dallo schermo dello smarphone a seguire l’ultima storia degli influencer...
«Tutti i media, compresi i social network, sono strumenti utili, il problema è come e quanto vengono usati e in che contesto. Il mondo social ormai è importante per i ragazzi, inutile nasconderlo, l’importante è che le relazioni virtuali non sostituiscano quelle dirette. Lo abbiamo visto con il lockdown...». 
A proposito, c’entra con questa storia di Osimo il rapporto tra adolescenti e nonni, che un po’ s’era smarrito durante il confinamento per l’emergenza Covid?

«Più che voglia di relazioni, i ragazzi dopo il lockdown ne sentono proprio il bisogno. E i ponti si costruiscono su due sponde. Ricordo Pasolini, che in una poesia scriveva che quando non c’è memoria del passato non c’è neanche futuro».
Come possono, scuola, famiglia e altre istituzioni, aiutare gli adolescenti a costruirsi un futuro migliore?
«Il ruolo fondamentale è della famiglia. L’educazione non è solo dare regole, ma nasce dall’accoglienza, dall’amore e dal rispetto. Dobbiamo trasmettere ai figli la consapevolezza che siamo unici. Vivere significa esprimere le risorse abbiamo dentro di noi. E l’educazione si insegna con l’esempio, proponendo stili di vita. Le giovani coppie che si apprestano ad accogliere un bambino sono attese da un compito difficile e importantissimo: plasmare e scolpire le potenzialità di un figlio, sin dai primi giorni di vita».
Cosa possono fare le istituzioni pubbliche, a partire dalla scuola?
«La prima cosa è comunicare e non contrapporsi, pur nel rispetto dei ruoli. Altrimenti non si costruiscono progetti condivisi. Diamo grande importanza alle spiegazioni verbali, nella trasmissione del sapere, ma il primo strumento conoscitivo del cervello è quello delle emozioni. Atteggiamenti distaccati, di un professore o di un educatore, la spiegazione fredda di nozioni, significano rinunciare alle nostre capacità di trasmettere. Invece il calore emozionale spesso è la ricompensa più apprezzata. Come spiegano i ragazzi di Osimo, non avevano bisogno di un premio in denaro per sentirsi appagati».
 

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