Suicidio assistito, il testamento di Fabio prima della sedazione: «Muoio e non ho paura ma voi siete menefreghisti»

Fabio Ridolfi
Fabio Ridolfi
di Eugenio Gulini
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Mercoledì 8 Giugno 2022, 04:40 - Ultimo aggiornamento: 15:09

FERMIGNANO - «Non ho paura. Non vedo l’ora di farlo, sto soffrendo troppo». Il testamento del 46enne Fabio Ridolfi, dal suo letto di dolore di Fermignano, è fatto di rabbia e dolore. Risponde diretto ai giornalisti convocati, attraverso il puntatore oculare. «Grazie al vostro menefreghismo - il suo j’accuse alle istituzioni sanitarie e ai politici - per andarmene sono costretto a scegliere la strada della sedazione profonda permanente e con sospensione dei sostegni vitali a causa delle lungaggini burocratiche per ottenere il suicidio assistito. Vorrei dire alle persone che vivono come me - é il suo appello, ma anche il suo passaggio del testimone - di farsi sentire altrimenti le cose non cambieranno mai. È ora che in Italia si parli chiaramente di eutanasia. È atroce non poter decidere della propria vita, mentre aspetti dei mesi che altri lo facciano al posto tuo. Scegliere di morire è un diritto di tutti, e spero che tutto questo serva ad aiutare anche quelli che vivranno la mia condizione». 

 
La vicenda
Da 18 anni immobilizzato a letto a causa di una tetraparesi, Fabio ha avviato una battaglia per il suicidio medicalmente assistito. Dopo i ritardi sull’indicazione della procedura e del farmaco, però, ha scelto la sedazione. La richiesta al servizio sanitario è stata avviata anche se ancora non si conoscono i tempi. Ieri, ad assisterlo nelle risposte, il fratello Andrea e, da remoto per motivi di salute, l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni e coordinatrice del collegio legale. A giorni, a Fabio verrà staccata l’alimentazione e l’idratazione. In seguito, verrà sedato leggermente perché sia possibile il suo trasporto all’Hospice di Fossombrone, dove il dottor Brunori lo assisterà con la sedazione fino all’ultimo suo respiro. «Sono stato volutamente ignorato, perciò sono arrabbiato». Ma non ha paura di morire, anzi «non vedo l’ora». Poi la domanda più delicata: cosa lo farà maggiormente soffrire nell’andarsene. E qui Fabio ha un momento di forte emozione nel rispondere «la mia famiglia». Mamma Cecilia, di una dignità unica, che l’ha assistito per 18 anni con un amore encomiabile, papà Rodolfo che per il dolore si è ammalato, il fratello Andrea, la sua spalla portante, la sorella Simona, i nipoti Liam e Sveva. 


Il medico
«È una situazione di una tale durezza e crudeltà che il nostro Stato deve assolutamente decidere in quale direzione vuole andare, con una legge chiara che preveda la possibilità, per le persone che dimostrano la propria lucidità mentale, di poter decidere per la propria vita» commenta il consigliere regionale Giorgio Cancellieri (Lega), medico ed ex sindaco di Fermignano, che in questa duplice veste ha seguito il caso per anni. «Fabio in maniera estremamente lucida, come oggi, manifestava già nel 2007 l’idea di non voler continuare a vivere. Ho firmato decine di certificati che attestano la sua capacità di intendere e di volere».

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