Tanto rumore per poco, ecco il flop del Superbonus: appena 141 i cantieri avviati nelle Marche

Lunedì 19 Aprile 2021 di Massimiliano Viti
Tanto rumore per poco, ecco il flop del Superbonus: appena 141 i cantieri avviati nelle Marche

ANCONA  - Molto rumore per… poco. Il Superbonus 110% non riesce ancora a fare breccia in Italia, con le Marche particolarmente in difficoltà. Nei giorni scorsi le commissioni di Camera e Senato hanno proposto la proroga del Superbonus al 2023, probabilmente proprio perché hanno visto le difficoltà che il provvedimento sta riscontrando. Se ne parla tanto ma poi, a livello effettivo, i numeri generati sono piccoli.

 

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Secondo le elaborazioni di Nomisma, i cantieri avviati cubano 670 milioni di euro dal punto di vista dei lavori, ovvero 730 milioni di costo per lo Stato per la copertura degli interventi: numeri lontanissimi dai 5 miliardi che il Governo ha stanziato per sostenere il Superbonus e dai 20 miliardi che questa misura dovrebbe costare una volta a regime.

Al 15 marzo 2021, secondo i dati Enea, nelle Marche risultavano avviati appena 141 cantieri. In tutta Italia sono 6.512, con le Marche che occupano la posizione numero 13 su 20 regioni. Gli investimenti complessivi marchigiani ammontano a quasi 19 milioni di euro mentre il valore dell’intervento medio risulta di 133.000 euro. Nella relazione Nomisma vengono indicate alcune criticità di carattere generale: condomini fermi al palo (si è mosso il mercato legato agli edifici unifamiliari e alle unità immobiliari autonome) e una misura che rischia di essere iniqua per il Paese, perché si concentra soprattutto in quelle aree dove ci sono maggiori capacità gestionali e finanziarie (oltre un terzo degli interventi già partiti sono concentrati tra Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna). Perché le Marche sono così indietro? Lo abbiamo chiesto al marchigiano Marco Marcatili, responsabile sviluppo Nomisma e coordinatore del progetto Nomisma Opera, il nuovo arranger che supporta a livello nazionale condomini, progettisti, imprese e banche nella gestione del Superbonus.

«Francamente, questo dato non mi sorprende - sottolinea Marcatili -. Gli interventi col Superbonus non partono dove c’è la domanda ma dove c’è la filiera organizzata capace di offrire un pacchetto chiavi in mano al proprietario immobiliare. Parlo di professionisti, banche, imprese e anche enti locali che, tutti insieme, non fanno squadra e faticano a mettere in piedi un’offerta». Difficile in questo contesto far partire le agevolazioni previste. «Ma ciò vuol dire, ad esempio, che quando la famiglia si dimostra interessata al Superbonus non trova una strada certa da percorrere che la porterà all’intervento.

Magari il professionista non conosce le imprese che praticano lo sconto in fattura: le aziende stesse non sono organizzate o sono troppo piccole per poter praticare lo sconto e non riescono a mettersi insieme, le banche locali temporeggiano e gli enti locali stanno a guardare anziché diventare facilitatori». A questo si aggiungono altri ostacoli di natura pratica. Professionisti segnalano le difficoltà accesso agli atti nei vari Comuni, il considerevole aumento delle materie prime (siamo nell’ordine del 20-30%), la complicata reperibilità di tutti i materiali (il legno per esempio). « Le difficoltà tecniche sono un alibi perché, come abbiamo visto, in altre aree d’Italia, più organizzate il Superbonus è maggiormente utilizzato. Non c’è bisogno di muratori, ma di imprese capaci di praticare lo sconto in fattura e che quindi, a loro volta, hanno già affidabilità bancarie».

E sul caso marchigiano, ha un suo preciso pensiero: «Da maggio 2020 cosa è stato fatto nelle Marche? Non vorrei che avessero sviluppato una mentalità di subfornitura. Hanno difficoltà ad organizzare e mettere in piedi un’offerta propria e ad attivarsi in prima persona». L’impasse si sblocca solo quando arriva il grande player che ha le chiavi, organizza e gestisce il viaggio e mette in moto la macchina.

 

Ultimo aggiornamento: 20 Aprile, 08:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA